La lezione di Ahmadinejad al mondo: come inghiottire un paese intero senza colpo ferire

Quella a cui stiamo assistendo in questi giorni in Libano con la visita di Ahmadinejad, non è la semplice visita di un capo di Stato straniero ad una nazione amica, ma è la dimostrazione al mondo intero di come uno Stato guidato da un dittatore sanguinario e terrorista possa, senza colpo ferire, inglobare una intera nazione e farla sottostare alle proprie esigenze.

Di fatto la visita del dittatore iraniano al Libano altro non è che la proclamazione della nascita della 32esima provincia iraniana, certo, una provincia staccata dalle altre, una enclave che però per la sua posizione diventa per l’Iran e per le sue mire espansionistiche una provincia di valore strategicamente impagabile.

Il bello è che l’inglobamento del Libano all’Iran non è avvenuto in due giorni o con un atto di forza, ma si è verificato in un lasso di tempo lungo qualche anno e, per di più, sotto l’occhio di una forza di pace delle Nazioni Unite (UNIFIL 2) che aveva come obbiettivo quello di mantenere la pace nell’area e garantire l’indipendenza del Libano anche e soprattutto dal gruppo terrorista di Hezbollah, che altri non è che la longa mano di Teheran in Medio Oriente.

Ebbene, l’Iran ha dato all’Onu una lezione di strategia che non ha precedenti, perché è riuscita ad armare il gruppo terrorista di Hezbollah a tal punto da consentirgli di prendere il potere politico e militare del Libano e questo nonostante una risoluzione Onu, la 1701/2006, che quando è nata aveva come primario obbiettivo proprio quello di evitare che ciò avvenisse.

Ma le lezioni di strategia di Ahmadinejad non si fermano solo alle Nazioni Unite ma colpiscono in maniera devastante anche i Paesi Arabi e la Lega Araba. Il regime iraniano è riuscito infatti ad insediarsi nel cuore del mondo arabo, anzi, in uno dei Paesi arabi più all’avanguardia in termini di Diritto, conquistandolo senza sparare un colpo. In questi anni Teheran ha tessuto la sua tela sotto gli occhi di tutti e nessuno è riuscito a mettersi di traverso nonostante fosse più che evidente quale fosse l’obbiettivo finale. Ci ha provato tardivamente (troppo tardivamente) l’Arabia Saudita, senza però alcun risultato. E ora l’incubo più orribile per gli arabi è una realtà: un Paese arabo conquistato dai persiani.

Qualcuno ieri ha sorriso (anche in Israele) quando ha saputo che Ahmadinejad era a soli quattro Km dal confine israeliano e che avrebbe voluto andare lungo la linea blu a lanciare sassi verso Israele. Beh.. c’è poco da ridere. Quel lancio di sassi verso il Paese Ebraico voleva essere un gesto simbolico, ma non di disprezzo come qualcuno ha sostenuto. Quei sassi volevano rappresentare i missili iraniani posizionati al confine con Israele e pronti a essere lanciati in qualsiasi momento.

E ora il prossimo passo di Ahmadinejd sarà, per sua stessa ammissione, la formazione di un nuovo asse islamico trasversale, cioè formato da diverse correnti dell’islam (sunniti, sciiti, ecc. ecc.) che comprenderà sicuramente il Libano, la Siria, l’Iraq (altra Nazione che sta per essere conquistata) e la Turchia. E se proprio vogliamo ragionare in grande (e Ahmadinejad nella sua lucida follia lo fa) possiamo metterci anche l’Afghanistan dove l’Iran sta facendo davvero dei danni immensi. Ormai il dittatore iraniano è talmente sicuro di se che non nasconde nemmeno più quali sono i suoi obbiettivi anche se l’obbiettivo principale, ribadito ancora ieri, resta la distruzione (l’annientamento) di Israele.

I passi che sta facendo l’Iran sono ormai da anni esclusivamente indirizzati alla conquista del Medio Oriente e l’unico ostacolo rimasto davanti a questo obbiettivo è Israele. Ogni mossa fatta dal dittatore iraniano negli ultimi quattro anni è finalizzata a preparare il conflitto finale con lo Stato ebraico, l’unico fino ad ora a mettersi di traverso ai piani espansionistici iraniani. Nemmeno gli Stati Uniti, dove Obama continua a parlare di “mano tesa”, lo hanno fatto o lo stanno facendo. Paradossalmente i Paesi Arabi e gli Stati Uniti fanno il gioco di Ahmadinejd e dei suoi alleati (la Turchia in primis) continuando ad incentrare l’attenzione sulla situazione tra israeliani e palestinesi mentre l’Iran inghiotte uno Stato dietro l’altro.

Ahmadinejad è certamente la figura più odiata da questa organizzazione, non lo abbiamo mai negato, ma sarebbe un errore non riconoscergli l’intelligenza tattica e diplomatica che ha dimostrato. Oggi, di fatto, l’Iran è a pochi Km dal confine con Israele e questo grazie all’incompetenza (non si sa quanto dolosa) di Nazioni Unite, Paesi Arabi e più in generale della Comunità Internazionale (USA in testa), ma anche grazie alla sapiente tela tessuta dagli iraniani in questi ultimi anni.  Da questo dato di fatto dobbiamo partire e resettare tutto, rivedere cioè completamente la tattica di contrasto al regime iraniano, perché è impensabile che si permetta al dittatore persiano di andare avanti con il suo piano come se niente fosse. Dagli sbagli occorre imparare.

Miriam Bolaffi

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