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Egitto: il problema del trattato di Camp David

«Durante la campagna elettorale per le prossime elezioni che si terranno in Egitto, ogni candidato cercherà di estremizzare il trattato di pace con Israele. Vorremmo evitare che tale trattato divenga un’arma elettorale per gli estremisti». Così diceva ieri un alto ufficiale dell’esercito egiziano.

Da Gerusalemme gli faceva eco il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, il quale affermava di “rendersi conto che per l’Egitto e per il regime militare che ha sostituito quello di Mubarak, il trattato di Camp David è un problema, per questo sono al vaglio importanti cambiamenti in tal senso”.

Il problema principale, per il regime militare del Maresciallo Tantawi, sono i gruppi che ruotano attorno alla galassia della Fratellanza Musulmana i quali vorrebbero che il trattato di pace con Israele venisse stracciato, cosa che chiaramente (al di la di ogni demagogia) il regime egiziano si guarda bene dal fare. Tuttavia è innegabile che per l’Egitto quel trattato di pace è diventato un problema interno.

Di questo a Gerusalemme se ne rendono conto, per questo da diverse parti è stato sollevato il problema della necessità di stabilire un “dialogo strategico” con il regime militare egiziano, un dialogo che porti a cambiare alcuni punti del trattato di Camp David senza però stravolgerlo o mettere in discussione la reciproca sicurezza.

Uno dei punti al vaglio del Governo israeliano è quello di permettere all’Egitto di aumentare la sua presenza militare nella Penisola del Sinai e di spostare il suo raggio di azione oltre gli attuali 20 Km dal confine con Israele. Questo per permettere all’esercito egiziano di contrastare i gruppi terroristici che ultimamente si sono posizionati all’interno della penisola del Sinai senza l’intervento dell’esercito israeliano che verrebbe visto dagli estremisti come una sorta di invasione di campo e sarebbe usato come arma elettorale contro le forze moderate. In parziale deroga agli accordi di Camp David, pochi giorni fa Israele ha acconsentito alla richiesta egiziana di inviare 1.500 uomini appoggiati da mezzi corazzati nel Sinai per contrastare i gruppi terroristici. Si vorrebbe che questa deroga momentanea diventasse stabile (con un aumento sostanziale del numero delle truppe) al fine di permettere all’Egitto di riprendere il controllo del Sinai che, oltre ad essere strategicamente importante, è un indispensabile punto di transito di merci e risorse dall’Egitto verso la Giordania e Israele e viceversa.

Intanto proprio ieri è salito l’allarme per un possibile nuovo attentato contro Israele il quale, secondo fonti di intelligence, dovrebbe partire proprio dal Sinai esattamente come avvenne per l’attentato di Eilat. Secondo i servizi segreti israeliani una cellula composta da una decina di terroristi si sarebbe spostata da Gaza verso il Sinai allo scopo di attaccare il sud di Israele. Di questo fatto è stato prontamente avvisato l’esercito egiziano il quale, secondo fonti del Cairo, avrebbe aumentato i controlli lungo tutto il confine con Israele.

Noemi Cabitza