Lo avevamo anticipato lo scorso 29 marzo che Abu Mazen aveva un piano che prevedeva una alleanza con il gruppo terrorista  di Hamas e puntualmente i fatti ci hanno dato ragione. Ieri dall’Egitto è arrivata la conferma che Fatah e Hamas hanno raggiunto un accordo per una “pacificazione” tra le due componenti palestinesi che prevede una nuova tornata di elezioni in Palestina.

Ad annunciarlo è stato il capo della delegazione di Fatah, Azam el Ahmed, il quale ha detto che è stato raggiunto un accordo fra Hamas e Fatah sulla formazione di un governo e sulle elezioni nel quadro in un accordo di riconciliazione fra le due fazioni palestinesi.

A condurre la trattativa è stato il capo dell’intelligence egiziana, Murad Mouafi, che ha convocato al Cairo una delegazione di Hamas guidata da Mahmud Zahar e da Mussa Abu Marzuk, rispettivamente ministro degli esteri del “governo” di Gaza e responsabile del gruppo terrorista di base a Damasco. Per Fatah invece c’era Azam al Ahmed, capo del gruppo parlamentare della ANP.

Secondo Hamas il cosiddetto “patto di riconciliazione” prevede il rilascio da parte della ANP di tutti i prigionieri appartenenti al gruppo terrorista arrestati in questi mesi e, in ogni caso, non prevede assolutamente alcuna trattativa (anche futura) con Israele. A confermare le parole di Hamas è arrivata nella tarda serata di ieri la dichiarazione di Azam al Ahmed, il quale oltre a confermare il rilascio dei terroristi di Hamas ha anche confermato il piano denunciato da Secondo Protocollo lo scorso 29 marzo che prevede la creazione di uno Stato palestinese indipendentemente da un accordo con Israele, accordo che con l’alleanza tra Hamas e Fatah si allontana irrimediabilmente anche perché, come già detto, Hamas ha fatto sapere che questo accordo non vuol dire che tratterà con Israele né che ci sarà alcun riconoscimento.

Durissima e preoccupata la reazione di Gerusalemme. Il primo ministro, Binyamin Netanyahu, ha detto che questo accordo evidenzia la debolezza della ANP e che consentirà ad Hamas di mettere le mani anche sulla Cisgiordania. Secondo Netanyahu la palla ora passa completamente nelle mani della ANP e spera che l’Autorità Palestinese saprà fare la scelta giusta continuando le trattative di pace con Israele. Purtroppo le possibilità che ciò avvenga sono ridotte al lumicino essendo evidente il piano criminale di Abu Mazen che non prevede più alcuna trattativa con Gerusalemme.

Caute le reazioni di Washington all’annuncio dell’accordo tra le fazioni palestinesi. L’amministrazione americana ha ricordato che Hamas è un gruppo terrorista che vuole la distruzione di Israele e ha espresso la speranza che con questa alleanza Fatah non voglia rinunciare ai colloqui di pace con lo Stato Ebraico. Ha poi espresso perplessità sulla notizia del rilascio dei prigionieri, per lo più estremisti di Hamas, annunciato dai dirigenti della ANP.

Un fatto sembra essere comunque certo, l’accelerazione data da Abu Mazen ad un riconoscimento unilaterale di uno Stato Palestinese che non poteva prescindere da un accordo con Hamas, rischia di incendiare una situazione già grave che potrebbe portare nel volgere di poco tempo ad atti di forza da ambo le parti che certo non servono alla pace.

Sharon Levi

 

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