Egitto: comandano i Fratelli Musulmani. Decisa la riapertura del valico di Rafah con Gaza

La cosiddetta “rivoluzione democratica” in Egitto è già finita, se mai è cominciata. La giunta militare che ha preso il potere dopo la cacciata di Mubarak ha fatto sapere ieri che, dietro forti pressioni della Fratellanza Musulmana, ha deciso di riaprire il valico di Rafah con Gaza.

Ad annunciarlo è stato il Ministro degli Esteri egiziano, Nabil El-Arabi , il quale ha specificato che la decisione diverrà operativa tra pochi giorni e che mira a rompere l’isolamento di Hamas dopo che il gruppo terrorista ha raggiunto un accordo con la fazione rivale di Fatah.

La conferma è arrivata nella serata di ieri direttamente dal capo della giunta militare, Mohamed Hussein Tantawi, il quale non ha perso occasione per attaccare il Governo israeliano accusandolo di “affamare il popolo palestinese” e di “occupare militarmente terre non sue”. Tantawi, da sempre fortemente anti-israeliano, ha fatto capire chiaramente che l’accordo tra Hamas e Fatah raggiunto proprio con la negoziazione egiziana, prevede che il valico di Rafah venga riaperto. Quando un cronista di al-Jazeera gli ha fatto notare che attraverso il valico di Rafah potrebbero passare anche le armi, oltre che le merci e le persone, Tantawi ha risposto che “l’Egitto vigilerà affinché ciò non avvenga”. Una rassicurazione che in effetti non ha convinto nessuno.

Il leader dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, ha elogiato la decisione presa dalla giunta militare che ha preso il potere in Egitto e ha ribadito il ruolo avuto dalla Fratellanza Musulmana nell’accordo tra Hamas e Fatah, facendo intendere che il gruppo terrorista che detiene il potere a Gaza ha accettato l’accordo proprio in cambio della riapertura del valico di Rafah. Ha poi esortato i “fratelli palestinesi” a non cedere alle minacce israeliane (lui ha parlato di “nemico sionista”). Il leader dei Fratelli Musulmani ha poi esortato la giunta militare al potere in Egitto ad impedire con ogni mezzo la fornitura di gas a Israele elogiando gli attentatori che nei giorni scorsi hanno fatto saltare una pipeline che portava il gas proprio allo Stato Ebraico.

A questo punto è chiaro che a situazione tra Israele ed Egitto sta velocemente precipitando. Ancora in silenzio l’amministrazione americana la quale ieri ha fatto sapere che se si sarebbe concluso l’accordo tra Fatah e Hamas avrebbe tagliato i fondi alla Autorità Nazionale Palestinese ma su questa notizia non si è ancora pronunciata. Silenzio, per il momento, anche da Gerusalemme dove gli analisti della intelligence non sono stati presi di sorpresa dalla decisione egiziana, decisione che in qualche modo si aspettavano dopo l’accordo tra i palestinesi. Grandi elogi alla giunta militare egiziana sono invece giunti da Teheran che chiaramente vede in questa decisione una buona possibilità per poter far entrare nella Striscia di Gaza armi e uomini per addestrare Hamas.

E’ chiaro anche che la cosiddetta “rivoluzione egiziana” è servita in effetti solo a portare al potere una giunta militare che non ha niente da invidiare ad altri regimi dittatoriali ma che in più ha il difetto di fomentare l’estremismo islamico e l’odio verso Israele. Nessuna libertà quindi per i “giovani egiziani affamati di democrazia” come spesso ama chiamarli la stampa occidentale, ma solo la concreta consapevolezza che a comandare in Egitto sono i Fratelli Musulmani coperti dalla giunta militare di Mohamed Hussein Tantawi.

Miriam Bolaffi