Parliamoci chiaro, pur con tutto il rispetto e la stima per Netanyahu, gli sviluppi del programma nucleare iraniano e la decisione di ieri di allungare ulteriormente di nove mesi (luglio 2015) il termine per arrivare a una soluzione definitiva del problema evidenziano l’enorme errore commesso da Netanyahu nel fidarsi del presidente americano, Barack Hussein Obama.

Si è passati dal “l’America non permetterà mai all’Iran di dotarsi di armi nucleari” pronunciato da Obama un paio di anni fa, alla passiva accettazione del superamento della linea rossa che demarcava il punto oltre il quale non sarebbe più stato possibile far nulla.

Vogliamo dirla tutta? Netanyahu è stato raggirato come un pivello alle prime armi, convinto che una azione militare israeliana contro le centrali nucleari iraniane sarebbe stata dannosa e avrebbe impedito qualsiasi soluzione pacifica del problema. Invece in quel momento, cioè due anni fa, era l’unica cosa da fare.

Adesso è troppo tardi. Ormai l’Iran non solo è a un passo dalla bomba atomica, non solo è smaccatamente coperta dall’occidente (il fantomatico gruppo dei 5+1) ma ha il silenzio/assenso di Obama, ha una struttura nucleare fortemente articolata, cosa che non aveva due anni fa, e ha messo in sicurezza la parte più importante del suo programma nucleare. Bombardare adesso le centrali iraniane sarebbe come fare il solletico a Polifemo.

A questo punto va cambiata radicalmente la visione di un possibile intervento che, per ragioni di forza maggiore, non potrà più essere prettamente militare e mirato. Ora l’intervento più logico è quello che miri in primo luogo a rallentare il più possibile il raggiungimento dell’obbiettivo iraniano, e in seconda battuta quello che elimini alla radice il problema degli alleati regionali dell’Iran, a partire dagli Hezbollah, alleati che in un inevitabile conflitto con l’Iran potrebbero essere un serio pericolo per Israele. Infine lavorare seriamente e concretamente per abbattere il regime iraniano. Insomma, è ora di inventarsi davvero qualcosa perché non possibile permettere all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

Purtroppo, pur ribadendo la stima incondizionata per Netanyahu, non credo che l’attuale Premier israeliano sia in grado di fare una cosa del genere. Ora ci vorrebbe qualcuno tipo Lieberman, qualcuno che non si faccia troppi scrupoli e che non ceda alle pressioni internazionali come invece a fatto Netanyahu, anche recentemente quando non ha chiuso definitivamente la partita con Hamas.

Spiace dire queste cose, ma la realtà dei fatti ci dice che con Netanyahu la posizione israeliana si è fortemente indebolita proprio nel momento forse più importante delle storia dello Stato Ebraico. Insomma, farsi ingannare da Obama non è proprio il massimo della sobrietà che un premier israeliano dovrebbe avere.