Da diversi mesi ormai in Iran le forze di opposizione contestano duramente il regime. Quelle che sembravano solo manifestazioni post-elettorali si sono ben presto trasformate in qualcosa di molto più importante. I dissidenti puntano decisamente ad un cambio della forma di governo, una cosa questa che va ben oltre persino le aspirazioni dei leader del movimento verde.

Oggettivamente non mi sembra che sia in discussione l’Islam in se, quanto piuttosto la sua virulenta interpretazione che il regime applica nel governare il Paese, una interpretazione voluta e spinta dall’Ayatollah Mesba Yazdi, praticamente il mentore di Ahmadinejad. Teniamo bene a mente questo nome perché, come vedremo, è molto più importante di quanto si pensi.

Attualmente il potere a Teheran è diviso tra “potere religioso” e “potere militare” o, come lo definiscono alcuni dissidenti iraniani, “potere coercitivo”, quel potere cioè in mano saldamente ai Pasdaran e a tutte le loro diramazioni.

Il potere religioso, quello che amministra la Guida Suprema, Ali Khameni, è stato duramente intaccato dalle ultime manifestazioni. Khameni ha perso quell’aurea di intoccabilità propria delle guide supreme quando ha da subito sostenuto Ahmadinejad a seguito delle elezioni. Non è un caso che nelle ultime manifestazioni i giovani iraniani urlassero “morte a Khameni” piuttosto che “morte al dittatore” o “morte ad Ahmadinejad”. Questa è una cosa che non era mai avvenuta in Iran ed era impensabile solo poche settimane fa.

Diverso è il discorso per il potere coercitivo amministrato dai Pasdaran per mezzo di Ahmadinejad. Oggi i Pasdaran sono un vero e proprio esercito parallelo a quello regolare. Detengono il potere economico, il potere militare e, probabilmente, il potere politico. Hanno letteralmente messo in un angolo la Guida Suprema, relegandola a una posizione di facciata. Da sempre Khamenei è considerato “poco religioso” per occupare la posizione di Guida Suprema. Negli scorsi anni i religiosi sciiti più ortodossi lo hanno messo spesso in discussione. Tra questi quello più estremista e più critico verso Khamenei (lo accusa di essere troppo molle) è proprio l’Ayatollah Mesba Yazdi, colui cioè che è il massimo consigliere di Ahmadinejad e, probabilmente, l’artefice di tutta la sua linea politica e repressiva. Secondo alcuni analisti, Ali Khamenei è ormai da tempo ostaggio dei Pasdaran e non ha più il potere di fermarli o di opporsi a loro. E siccome i Pasdaran seguono quello che dice l’Ayatollah Mesba Yazdi è chiaro che chi detiene il potere oggi in Iran è proprio Mesba Yazdi.

Fatta questa doverosa premessa, quale sarà lo scenario prossimo venturo in Iran? Per analizzarlo partiamo dai fatti certi. E’ un fatto certo che la dissidenza iraniana non punta più solo a contestare le fraudolente elezioni che hanno confermato Ahmadinejad al potere, ma cerca e vuole cambiare la forma di governo, puntando ad una forma di repubblica laica e costituzionale. E’ un fatto altrettanto certo che il potere religioso che dovrebbe essere nelle mani di Ali Khameni è oggi nelle mani di Mesba Yazdi, potere al quale si aggiunge anche quello coercitivo garantito dai Pasdaran. Mesba Yazdi vuole chiaramente mantenere una forma di Stato religioso e, se possibile, renderlo ancora più “ideologico” o, se preferite, estremista. In mezzo ai due schieramenti c’è tutto un mondo che non sa scegliere da che parte stare, dai contadini delle zone rurali molto più vicini alle posizioni di Mesba Yazdi e di Ahmadinejad, fino ai normali cittadini, ad una buona parte dei comandanti dell’esercito regolare e una consistente parte degli Ayatollah che invece propendono per uno stato laico o quantomeno, più svincolato dall’estremismo islamico.

Michael MJ Fischer del MIT (Massachusetts Institute of Technology), qualche giorno fa ha pubblicato una analisi che, secondo me, non si discosta molto dalla realtà. Fischer delinea quattro possibili scenari:

scenario 1 – il Movimento Verde diventa sufficientemente forte per spazzare via l’attuale governo e instaurare una democrazia laica e costituzionale

scenario 2 – il Movimento Verde in combinazione con le fazioni pragmatico e tecnocratica della Guardia Rivoluzionaria crea un nuovo ordine costituzionale che chiameremo “repubblica tutelare”

scenario 3 – una figura militare prende il sopravvento è instaura una dittatura laica sulla falsariga di quelle egiziana di Mubarak o di quella turca di Ataturk dove è l’esercito a garantire la laicità dello stato, oppure un tantino più religiosa tipo quella Pakistana

scenario 4 – i Pasdaran mettono al potere Mesbah Yazdi come nuovo Leader Supremo (o Guida Suprema). In questo caso si avrebbe una dittatura teocratica

Come si può vedere nello scenario disegnato da Fischer, che non è certo l’ultimo arrivato, non compaiono né Ahmadinejad né Kamenei. Sull’attuale guida suprema da diversi giorni, sui siti dell’opposizione, circolano voci insistenti che avrebbe spedito la sua famiglia in Russia e che si appresterebbe a raggiungerla. Ahadinejad, dal canto suo, è solo un burattino nelle mani di Mesbah Yazdi, la vera anima nera del regime.

Su una cosa sembrano concordare tutti i più grandi analisti mondiali: l’Iran non resterà quello di adesso. Il Movimento Verde, qualsiasi sia lo scenario che uscirà nei prossimi mesi, ha dato il via ad un cambiamento irreversibile. La speranza è, chiaramente, che l’Iran diventi una repubblica laica e costituzionale. Per questo occorre appoggiare concretamente il Movimento Verde attraverso tutti i canali possibili e nel contempo contrastare in tutti i modi l’ascesa di Mesbah Yazdi. Se l’Ayatollah mentore di Ahmadinejad e anima nera del regime prendesse il potere sarebbe veramente una catastrofe.

Articolo scritto da Franco Londei