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Islam moderato: la speranza è iraniana

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Raheel Raza qualche giorno fa si chiedeva su Ynet se l’Islam politico può essere o meno “addomesticato”, cioè se può essere portato più vicino alle ideologie occidentali e diventare un interlocutore con il mondo non islamico.

La risposta che Raheel Raza si è dato è: NO, l’Islam politico (o islamismo) non può essere addomesticato semplicemente perché è “ una ideologia politica armata simile al bolscevismo e il maoismo”  e come tale legata alla conquista “dell’altro mondo”, cioè di quel mondo che non la pensa come loro. Per fare questo l’Islam politico propaganda in varie forme la Jihad, la guerra santa contro gli infedeli.

Beh, sembrerà strano ma io non sono molto d’accordo con questa interpretazione che sostanzialmente mette tutto il mondo islamico sullo stesso piano. Nonostante non sembri, il sottoscritto crede ancora che ci sia un Islam con cui poter dialogare anche se va cercato con il lumicino, anche se va spronato a condannare l’islam integralista, anche se quel mondo islamico non è quello che i burocrati occidentali definiscono con quella assurda definizione che corrisponde a Islam moderato ma è qualcosa di più, qualcosa che propaganda la vita in luogo della morte.

Non ci si faccia ingannare dal fatto che molte volte attacco anche il cosiddetto Islam moderato, se lo faccio è perché so che una qualche forma di Islam “umano” c’è, che un Islam pronto a integrarsi e ad accettare la diversità e la modernità esiste, anche se non si vede.

Proprio l’altra sera parlavo su Skype con un mio vecchio amico musulmano (è vero, lo ammetto, ho anche amici e amiche musulmane) il quale concordava con me sul fatto che il sostanziale silenzio del cosiddetto Islam moderato su alcuni fatti che hanno insanguinato recentemente l’Europa e gli Stati Uniti è stato dannoso per tutta la popolazione islamica perché quel sostanziale “silenzio assenso”  ha dato adito a dure critiche che spesso sono state anche ideologizzate da coloro che odiano i musulmani a prescindere. E’ indubbio che ci sia una larga parte del mondo islamico dedita all’approvazione di tali fatti o quantomeno ad approvare una Jihad che sia come minimo ideologica (non meno pericolosa della Jihad materiale), ma se ciò è vero, è altrettanto vero che esiste un Islam, seppur fortemente minoritario, che riconosce i limiti e le depravazioni della Jihad, che rifiuta l’idea di imporre agli altri la propria religione. E un Islam decisamente minoritario ma che non può e non deve essere trascurato o, peggio, allegato impropriamente all’Islam Jihadista. E credetemi, se lo dico io che sono profondamente anti-islamico, come minimo mi aspetto di suscitare una sana riflessione.

Quella piccola parte di Islam va aiutata perché all’interno del mondo islamico è isolata e frequentemente considerata come “traditrice” dell’Islam. E’ una piccola parte molto attiva, soprattutto politicamente, che non esita a mettersi in gioco per contrastare la mentalità di Jihad ben sapendo di scontrarsi con la stragrande maggioranza del mondo islamico, tuttavia è l’unica speranza che abbiamo di cambiare le cose in maniera pacifica. Per questo non possiamo abbandonarli o isolarli.

Ma non facciamo l’errore di confonderli con i falsi moderati alla Abu Mazen, alla Morsi o, peggio, alla Erdogan. Quelli sono più estremisti degli altri, solo che non lo danno furbescamente a vedere.  I veri moderati sono gli intellettuali e in genere gli attivisti, quasi tutti iraniani fuoriusciti e sciiti, mentre nel mondo sunnita è un po’ più difficile trovare mentalità aperte. Gli sciiti sono politicamente molto attivi anche in Europa e non è raro trovare donne tra di loro, mentre tra i sunniti gli unici degni del termine “moderato” sono alcuni giornalisti che scrivono su testate occidentali i quali non esitano a condannare gli Jihadisti. Ma parliamo di poche persone.

Mi si dirà: ma l’Iran è sciita!! E’ vero, l’Iran è sciita, ma è altrettanto vero che prima dell’avvento degli Ayatollah la società iraniana era una delle società islamiche più aperte ed evolute e proprio per questo odiata dai sunniti. Gli iraniani sono odiati dal mondo arabo almeno quanto lo sono gli israeliani o perlomeno lo erano prima di Khomeini e dei Mullah. E’ vero anche che pure tra gli sciiti c’è una forte componente estremista, ma è altrettanto vero che se c’è qualcuno nel mondo islamico aperto alla mentalità occidentale questi sono gli sciiti.

Allora, per concludere, non facciamo l’errore di chiudere le porte ai pochi islamici moderati, in particolare a quelli di fede sciita. Sono gli unici che possono evitare quello che ai più, compreso il sottoscritto, appare come inevitabile, cioè un conflitto religioso tra occidente e Islam. E non facciamo neppure l’errore di considerarli alla stregua degli Ayatollah perché sono quanto di più distante da quella contorta e oscena ideologia. Essi sono in grado di convivere pacificamente con noi e di cambiare anche le ideologie degli altri, però i primi a riconoscerlo dobbiamo essere proprio noi che abbiamo alzato le barricate contro l’Islam, il tutto senza falsi buonismi o cedimenti di sorta, consapevoli che la maggioranza è sunnita e quindi legata alla ideologia Jihadista. Ma questa unica e flebile speranza la dobbiamo sfruttare.