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Islam, terrore a Londra: un monito al buonismo e al concetto di accoglienza

I fatti di Londra sono un salto di qualità del terrorismo islamico “home-made” in Europa. La sequenza dei fatti che hanno portato alla decapitazione di un soldato in mezzo a una strada di Londra in pieno giorno, non solo sono agghiaccianti ma dimostrano la chiara volontà di mandare un messaggio di sfida alla comunità non islamica, un  messaggio veramente terrorizzante.

Basta vedere il video girato da un testimone per capire che si tratta di un messaggio devastante. Il terrorista che si avvicina a lui con in mano il coltello ancora insanguinato usato per uccidere il soldato inglese, il suo voler essere ripreso mentre alle sue spalle si vede il corpo della vittima e la gente che continua a passare come se nulla fosse, quasi incredula di quanto successo. Hanno colpito in pieno giorno senza alcun timore e in maniera violentissima, da incutere terrore. E mentre massacravano il povero militare inglese, tanto per essere capiti bene, urlavano “Allahu Akbar” (Dio è grande).

Qui non si tratta solo dell’atto terroristico in se, seppure gravissimo, è il messaggio inviato alla comunità non islamica a essere determinante. Loro ci dicono che non hanno paura a colpire in maniera violentissima e che ci possono colpire in qualsiasi momento e in qualsiasi posto essi vogliano senza che noi si possa fare niente. Questo si che è devastante.

Anche l’efferatezza del gesto è studiata per terrorizzare, la calma mostrata nel portare avanti il piano criminale, fredda e lucida, ci mostra un terrorismo islamico quasi inedito, che cerca la pubblicità del video come si fa a un compleanno o in una partita tra amici, come se per loro fosse la normalità, qualcosa da mostrare e far mostrare su Facebook, su Twitter e su tutti i social network.

E il messaggio lo dobbiamo recepire, ma non come vorrebbero loro, con terrore e paura. Lo dobbiamo recepire per capire in che modo il buonismo occidentale (e la Gran Bretagna è campione di buonismo verso l’Islam) sta trasformando in peggio la nostra società. E le parole dette dall’attentatore alla fotocamera dimostrano come l’intento fosse quello di far provare alla nostra comunità quello che provano loro nella loro terra (è chiaro che i terroristi fossero immigrati): «Dobbiamo combattere come loro combattono noi (loro=l’occidente n.d.r.) – ha detto il terrorista ai testimoni – mi scuso per le donne che hanno dovuto assistere a questa violenza oggi, ma le nostre donne nella nostra terra vi devono assistere ogni giorno. Voi non sarete al sicuro fino a che non avrete rimosso il vostro governo. Credete che quando inizieremo a usare le pistole ci rimetterà Cameron? Sarete voi e i vostri figli a rimetterci».

E’ questo il futuro dell’Europa se si continuerà a pretendere di aprire le porte a tutti, se si continuerà a essere tolleranti con una religione, l’Islam, che tollerante non è. Le pretese di questa gente aumentano ogni giorno. Vogliono l’introduzione della Sharia, controllano interi quartieri di grandi città dove esercitano la loro legge, non quella dello Stato che li ospita. E in questo contesto si vuole addirittura aprire le frontiere e introdurre un cavallo di Troia come lo “Ius Soli”.

Beh, lasciatemi dire che non lo possiamo permettere, non possiamo lasciare un mondo del genere ai nostri figli. Quello che è accaduto ieri a Londra deve essere interpretato per quello che realmente è, un monito a tutti noi e al buonismo galoppante di una certa parte di società, un buonismo che sta consegnando una parte significativa del nostro mondo a un manipolo di fanatici che cresce e prospera ogni giorno di più.

In tutto questo colpisce, come d’altra parte sempre, il silenzio del cosiddetto “islam moderato”. Non una parola di condanna. E siccome si dice che “chi tace acconsente”, prendiamo il silenzio della comunità islamica come un consenso al terrorismo e comportiamoci di conseguenza.