Leggendo l’editoriale scritto da Charles Krauthammer sul Washington Post e dedicato ai rapporti tra USA e Israele, non si può non essere d’accordo con il bravissimo giornalista americano (Premio Pulitzer) quando afferma che l’arroganza e l’incompetenza di Obama rischia di minare qualsiasi tipo di pace in Medio Oriente.

Fa bene Charles Krauthammer a ricordare ai lettori americani che la proposta fatta da Obama qualche giorno fa, cioè che Israele sarebbe dovuto rientrare entro i confini del 67, è un passo indietro e non un passo avanti. I palestinesi hanno avuto per tre volte la possibilità di costituire il loro Stato ottenendo il 99% delle terre che chiedevano (accordi di Camp David 2000, Taba 2001 e 2008) finendo poi per far saltare tutti gli accordi presi o alzando improvvisamente il prezzo. Israele invece ha sempre mantenuto i propri impegni. Prendiamo per esempio il ritiro dalla Striscia di Gaza. Gli israeliani accettarono quel ritiro in cambio di un impegno scritto del Presidente americano (allora era George W. Bush) che gli Stati Uniti avrebbero sostenuto Israele contro qualsiasi ipotesi di ritorno ai confini del 1967, il che non vuol dire che non ci fosse una compensazione in termini di terre verso i palestinesi, ma che sarebbero state salvaguardate le colonie. Ancora oggi Israele mantiene quell’impegno anche a scanso della sua sicurezza.

Obama ha stracciato quell’accordo (scritto) in pochissimi giorni e ha fatto un colossale passo indietro sollevando non poche perplessità sia negli Stati Uniti che in occidente. Persino importanti senatori democratici hanno ferocemente contestato quel discorso campato letteralmente in aria.

Charles Krauthammer riassume benissimo il concetto che hanno i paesi arabi delle trattative di pace con Israele. Egli dice che «ogni negoziato arabo-israeliano contiene una asimmetria fondamentale: Israele cede terreno, ed è tangibile, mentre gli arabi fanno promesse che però sono solo effimere». Questo avviene dalla notte dei tempi in ogni trattativa tra arabi e israeliani. Oggi Obama vorrebbe che Israele cedesse nuovamente in cambio di effimere promesse di pace che oltretutto sono state già demolite preventivamente da Hamas che ha detto che non riconoscerà MAI Israele, a prescindere dal ritiro entro i confini del 1967.

Con il suo discorso (sono sempre parole di Charles Krauthammer che condivido pienamente) Obama ha minato la posizione negoziale di Israele . In sostanza il Presidente americano chiede che Israele partecipi a dei negoziati che ha già perso in partenza, cioè dove il punto di partenza è per Israele stessa un passo indietro, un cedimento. Dov’è il negoziato in tutto questo? Obama chiede che Israele rinunci di fatto a Gerusalemme perché chiedere che gli israeliani tornino ai confini del 67 significa tornare al Muro del pianto, cioè significa abbandonare Gerusalemme est nelle mani degli arabi. E’ inaccettabile e bene ha fatto Netanyahu a respingere qualsiasi ipotesi di questo tipo.

Già in passato avevamo potuto vedere l’arrogante incompetenza del Presidente Obama per quanto riguarda le vicende medio-orientali. Basta guardare ai risultati che ha portato la sua “politica della mano tesa” con l’Iran. Oppure a cosa sta portando la sua politica attendista nei confronti della Siria. Pure il sostegno alla cosiddetta rivoluzione egiziana ha dato come frutto l’insediamento di un regime militare controllato dalla Fratellanza Musulmana che proprio oggi riapre l’autostrada delle armi ai terroristi di Hamas. Ora vorrebbe cancellare oltre 60 anni di storia israeliana fatta di guerre per la sopravvivenza, riportando lo Stato Ebraico sessant’anni indietro e mettendo seriamente a rischio la sua stessa sopravvivenza.

Confido che gli americani non permetteranno a questo assurdo incompetente di proseguire su questa strada e che faranno sentire la loro voce. Confido che presto l’America torni ad essere quell’alleato fedele che era prima di Obama e che apra gli occhi di fronte a quello che veramente sta avvenendo in medio oriente. Oggi gli egiziani riaprono il valico di Rafah con Gaza. Da oggi Israele sarà un posto meno sicuro, quindi il mondo sarà un posto meno sicuro, perché ogni vittoria del terrorismo è una sconfitta per tutto il mondo democratico. Lo capirà questo Barack Hussein Obama?

Franco Londei

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