Nemici di Israele letteralmente imbufaliti per la recente scoperta di un enorme giacimento di gas (16 trilioni di metri cubi) avvenuto in acque controllate da Gerusalemme. Turchia, Siria e Libano mettono in dubbio l’accordo raggiunto tra Israele e Cipro che concede a Gerusalemme il controllo su 1.250 chilometri quadrati al confine con le acque israeliane sotto il quale giace una parte del gas scoperto.

Cipro, con un accordo mediato dalla Grecia, ha concesso lo sfruttamento di quei 1.250 chilometri quadrati alla società texana Noble Energy, partner del gruppo israeliano Delek Energy. La cosa non è andata giù a Turchia, Siria e Libano che affermano di essere stati “espropriati” di risorse di loro proprietà. L’enorme giacimento si trova invece quasi completamente in acque israeliane, cipriote e, solo in minima parte (secondo i primi sondaggi) in acque egiziane. Beirut ha fatto ricorso all’Onu per bloccare le attività in quella zona di mare affermando che sarebbe dovuto intervenire UNIFIL in quanto responsabile del controllo del tratto di mare adiacente al Libano. L’Onu, naturalmente, ha respinto il ricorso affermando che quel tratto di mare non appartiene al Libano e che quindi è fuori dalla competenza di UNIFIL.

E allora è stata la Turchia a farsi avanti sostenendo che l’accordo israelo-cipriota viola la giurisdizione turco-cipriota. Tutti ricorderanno infatti, anche se nessuno ne parla mai, che la Turchia occupa militarmente la metà di Cipro dove ha costruito un muro di divisione e dove ha espulso su base etnica tutti i ciprioti non di etnia turca (in sostanza la Turchia fa quello di cui accusa ingiustamente Israele senza che nessuno alzi un filo di voce). Peccato che quei 1.250 chilometri quadrati che la Turchia vorrebbe rivendicare fanno parte del tratto di mare controllato dalla parte libera di Cipro e riconosciuto dall’Unione Europea.

Stando a quanto ci riferiscono nostre fonti in Libano, la prossima settimana dovrebbe esserci una riunione ad altissimo livello a Beirut tra il Libano, la Siria e la Turchia per decidere la strategia comune da tenere per impedire a Israele e a Cipro di sfruttare l’immenso giacimento di gas (e probabilmente di petrolio). Alla riunione sarebbe stato invitato anche l’Egitto il quale però ha rifiutato affermando che avrebbe risolto la questione delle competenze direttamente con Israele e con Cipro.  Uno smacco per la triade anti-israeliana.

Ora la palla passa nel campo delle minacce militari. La Turchia è decisa a imporre con la prepotenza le sue pretese su un tratto di mare che non le compete e per questo ha fatto trapelare la notizia che potrebbe organizzare una serie di manovre militari congiunte con la Siria nel tratto di mare oggetto dell’accordo tra Cipro e Israele. Chiaramente sarebbe un’azione che va ben oltre la semplice provocazione e che non potrebbe in nessun caso essere tollerata da Gerusalemme e da Nicosia che si vedrebbero costrette a reagire.

E’ lampante come i nemici di Israele si stiano letteralmente mangiando la bile per una scoperta che cambierà radicalmente l’economia in Medio Oriente rendendo Israele, nel giro di poco tempo, completamente  indipendente a livello energetico. E’ una cosa che gli odiatori antisemiti non possono permettere. Siamo solo all’inizio e ancora il tutto è relegato a semplici scaramucce diplomatiche e verbali, ma se venisse confermata l’intenzione turca di voler portare avanti l’ennesima provocazione contro Israele, la situazione potrebbe degenerare nel giro di poco tempo. Visti i precedenti turchi non ci sarebbe di che meravigliarsi.

Sharon Levi

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