Nella tana dei lupi: come la IHH vede la Palestina e il “bene mondiale”

Appena si entra nella sede della IHH la prima cosa che balza agli occhi è una grande cartina che nella visione di questa Ong turca rappresenta la Palestina. Nella cartina Israele non esiste e dove oggi c’è lo Stato ebraico è tutto occupato da territorio attribuito allo Stato palestinese (la foto sotto, non mia, è esplicativa). Chiedo gentilmente come mai nella cartina non c’è Israele, mi viene risposto che “quella è la cartina del futuro”. Incominciamo bene!!!

L’addetto stampa è molto cortese con i giornalisti stranieri anche se alla fine scoprirò che poi di giornalisti veri ce ne sono ben pochi (a partire dalla sottoscritta). Non so perché ma mi aspettavo maggiori controlli vista l’attenzione che c’è su questa Ong.

Tiene banco la questione della Freedom Flotilla e di quello che è successo sulla Navi Marmara. L’addetto stampa parla di “atto terroristico di Israele” e ripete a memoria, come un mantra, il comunicato stampa diffuso dalla IHH dove la Ong turca chiede una commissione d’inchiesta internazionale sui fatti avvenuti al largo di Gaza. Obbietto che ci sono dei filmati dove si vede chiaramente “attivisti della IHH” attaccare a sprangate i soldati israeliani scesi sulla Navi Marmara. In un filmato si vede addirittura che gli “attivisti della IHH” cercano di tirare giù un elicottero israeliano legandolo alle strutture della nave. Mi viene chiesto, con sospetto, per quale giornale italiano io scriva. Rispondo (mentendo) che sono una free lance e che scrivo per diverse testate (ne elenco un po’ a caso) e che sono solo alla ricerca della verità. “La verità è che c’è stato un assalto terroristico in acque internazionali a una nave che trasportava aiuti umanitari a una popolazione sotto assedio e che molti giovani turchi sono morti” mi risponde l’addetto stampa della IHH. Insisto sui filmati dove si vede chiaramente “attivisti della IHH” attaccare i soldati israeliani. A quel punto mi viene risposto che gli elicotteri avevano già sparato e che quella era solo “una reazione all’attacco terroristico condotto dai militari sionisti”.

OK, non calchiamo troppo la mano, a me interessa sapere chi sono e cosa fanno quelli della IHH, nel senso che mi interessa sapere quello che non scrivono nel loro sito. Chiedo notizie dei progetti implementati dalla IHH in varie parti del mondo. Così scopro che la Ong turca è molto attiva nel settore del proselitismo, nel senso che condiziona i suoi aiuti al fatto che chi li riceve sia musulmano o, quanto meno, sia disposto a convertirsi. Sfido chiunque a mettere una bistecca davanti a uno che non mangia da settimane e dirgli: la puoi mangiare se diventi musulmano. Chi rifiuterebbe? Il mio capo la chiama “teologia del container”, la stessa usata anche dai missionari cristiani molti anni fa in Africa e oggi rispolverata dalla “carity islamica”.

Chiedo alcune spiegazioni sulla loro “politica umanitaria” così come descritta sul sito della IHH. Quello che mi interessa è sapere cosa intendono quando, parlando della loro mission, sostengono di “voler perpetrare il bene sempre e ovunque”. Chiedo se quella definizione non si scontri con il sostegno ad Hamas o a qualsiasi gruppo combattente (non uso deliberatamente il termine “terrorista”). La risposta è lapidaria: “per bene si intende la diffusione della religione islamica in ogni parte della terra e la conseguente lotta contro il male rappresentato da quei credo che non si riconoscono nelle parole del Profeta”. Detto in parole povere, l’Islam è il bene, tutto il resto è il male e va combattuto (annientato). Se per fare questo occorre supportare Hamas o altri gruppi combattenti, ebbene, che sia. A questo punto chiedo se la IHH supporti anche gruppi del tipo ADF (Allied Democratic Forces), un gruppo islamico giudicato terrorista responsabile di diversi attentati e che opera in Uganda, Ruanda e Congo. Il tipo dell’ufficio stampa della IHH mangia la foglia e si limita a sorridere senza rispondere, ma non si sogna nemmeno di smentire. Ormai sono inquadrata e qualsiasi domanda che rivolga e che non sia volta a beatificare il lavoro della IHH trova il silenzio come risposta.

In conclusione, quelli della IHH vedono la scomparsa di Israele e l’avvento di una Palestina completamente islamizzata (niente ipotesi, quindi, dei due stati per due popoli), vedono il bene nell’islam e il male in tutto il resto, male che va combattuto con qualsiasi mezzo, compreso il supporto a “gruppi combattenti” in qualsiasi parte del mondo. Ora la domanda sorge spontanea: la IHH è presente, tra gli altri paesi, anche in Somalia, Sudan, Burkina Faso, Congo, Uganda ecc. ecc. e naturalmente a Gaza. Vuoi vedere che questi sostengono tutti i gruppi militari che si riconoscono nelle parole del Profeta presenti in queste aree? Vuoi vedere che il nostro concetto di “aiuto umanitario” e di “Diritto” è ormai superato dalla carity islamica e dal concetto islamico di Diritto? Siamo noi occidentali che siamo rimasti indietro o è la IHH che è troppo avanti? A voi l’ardua risposta.

Miriam Bolaffi

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