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Netanyahu, Putin, gli arabi e i critici della domenica

Nei giorni scorsi ho letto diverse critiche rivolte a Netanyahu a causa del suo viaggio in Russia. Alcuni si chiedevano come poteva il Premier israeliano andare a trattare con chi vende armi all’Iran (e qualcuno ha addirittura detto a Hezbollah e ad Hamas), cioè al maggior nemico di Israele.

Allora, premesso che Putin non piace nemmeno a me, quando si parla di politica mediorientale non se ne può parlare come se si trattasse di uno scontro tra Renzi e Grillo o ideologizzando il tutto, la politica mediorientale è troppo complessa per essere ridotta ad una macchietta.

E’ vero, Putin vende armi all’Iran ma non le vende ad Hezbollah. E’ l’Iran che poi tenta di trasferirle ai terroristi libanesi attraverso la Siria. E come farebbe Israele a fermare questi trasferimenti senza un accordo con Putin? Come farebbe Israele a compiere i suoi raid in territorio siriano quando proprio quel territorio è controllato dall’aviazione russa, senza avere un accordo preventivo con Putin? Se lo sono chiesto coloro che criticano Netanyahu per il suo viaggio in Russia?

Che poi Putin venda le sue armi all’Iran è un fatto assodato, ma lo farebbe comunque anche se Netanyahu non fosse d’accordo (come certamente non lo è), ma perché rinunciare alla possibilità di impedire il trasferimento di quelle armi agli Hezbollah? Perché Putin è antipatico? E chissenefrega!

Lo stesso discorso vale per gli accordi, segreti o meno, con gli arabi. Negli ultimi mesi Netanyahu ha legato con diversi Paesi arabi chiaramente ostili a Israele, come l’Arabia Saudita solo per fare un nome, scatenando una serie di critiche da parte dei suoi detrattori. Ma il fatto di avere un nemico comune, l’Iran, ha messo uno di fronte all’altro i vecchi nemici e come primo risultato c’è stato un forte indebolimento di Hamas che oltre a non ricevere più armi e denaro dai sauditi e dagli altri Paesi del Golfo (fatta parzialmente eccezione per il Qatar) si è visto bloccare il confine con l’Egitto e insieme ai Fratelli Musulmani è finito nella lista nera dei Paesi del Golfo, della Lega Araba e dell’Egitto. Certo, degli arabi non ci si può fidare, ma intanto Hamas è nella crisi più grave dalla sua nascita e il tutto senza sparare un colpo.

Tutto questo si chiama pragmatismo ed è l’unico sistema di fare politica in Medio Oriente. La politica all’italiana, quella delle ideologie e degli schieramenti non è applicabile nel caos mediorientale dove tutti sono contro tutti e in ballo non c’è un voto in più o in meno, ma c’è la vita, l’esistenza di un popolo. La politica da talk show lasciamola ai critici della domenica, quelli della critica a prescindere, la politica mediorientale è tutt’altra cosa.