Non abbandoniamo le piazze arabe nelle mani dell’estremismo islamico

In queste ore in cui i paesi arabi stano letteralmente implodendo sotto le richieste da parte del popolo di avere più Diritti e più libertà, ci si domanda dove andranno a finire quei Paesi che hanno rovesciato le dittature al prezzo di immani sacrifici anche a livello di vite umane.

Inutile negare che tutti ci aspettiamo che queste rivolte siano l’inizio di un cammino veramente democratico e che realmente alla base ci siano i giovani arabi presi nelle morsa tra due realtà completamente diverse, quella dei loro padri fermi a una realtà medioevale e quella del mondo moderno che va avanti nonostante tutto. Le legittime richieste dei giovani arabi non possono e non devono essere sottovalutate se vanno verso una modernizzazione del modo islamico.

Tuttavia lasciatemi dubitare che le giovani generazioni arabe riescano veramente a portare una ventata di democrazia nell’Islam. Non perché essi non lo vogliano veramente, ma perché dubito che i poteri forti dell’islam gli permettano di farlo.

Fino ad oggi il catalizzatore arabo, ogni volta che si presentava un problema, è stato l’odio verso Israele. Ma le nuove generazioni di arabi hanno iniziato a mettere in dubbio questo concetto. Si sono stancate di vedere i loro Diritti calpestati dai loro fratelli e non dagli israeliani. Sono stanchi di dover accettare che i loro governi finanzino un gruppo di corrotti come l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) con decine di milioni di dollari mentre loro muoiono di fame e non vedono un futuro. Per questo e non per altro le piazze arabe si sono sollevate, per avere almeno la visione di un futuro migliore.

I giovani arabi hanno così ottenuto la caduta di regimi decennali che strangolavano il loro futuro. Ora però arriva la parte difficile. Devono evitare che ad approfittare della situazione siano gli estremisti islamici che scaraventerebbero le loro giuste rivendicazioni nella pattumiera dell’Islam integralista. La cosiddetta rivoluzione iraniana deve essere per loro un esempio nefasto di quello che può accadere se a prendere il potere saranno gli estremisti. Anche quando gli iraniani si sollevarono contro lo Scià si urlò alla rivoluzione democratica con i risultati che vediamo oggi. Ecco, questo è un errore che i giovani arabi non devono fare.

Per fare in modo che ciò non avvenga è necessaria la collaborazione dell’occidente, una collaborazione discreta e non invasiva, ma indispensabile affinché non siano gli integralisti ad approfittare di questa situazione.

Invece sembra che l’occidente, Europa in prima fila, rimanga immobile di fronte a questi sconvolgimenti. Anzi, le potenze europee sembrano frastornate da questa improvvisa richiesta di libertà e di Diritti che arriva dai paesi arabi, come se per un arabo fosse un tabù conclamato alzare la voce e pretendere quei Diritti fino ad ora negati, come se per un arabo fosse impensabile cambiare improvvisamente la visione dei fatti e accorgersi che il nemico non sono coloro che da sempre sono indicati come tali, ma che i veri nemici erano al loro interno, in seno alla loro vita.

Attenzione perché questo  un lusso che l’occidente non si può permettere. Non possiamo adesso abbandonare quelle piazze in balia dell’estremismo. Già in Egitto se ne intuisce l’infiltrazione, così come in Tunisia. Arroccarsi sul principio di non interferenza sarebbe l’errore più grande che l’occidente possa fare. Al contrario occorre interferire, non fosse altro che per respingere i tentativi di infiltrazione iraniana. Il problema è che la classe dirigente europea non è in grado di muoversi in questa direzione e preferirebbe lasciare tutto così com’è. Anzi, in alcuni casi preferisce che sia l’estremismo islamico a prendere il sopravvento. D’altra parte c’è sempre Israele da incolpare per ogni loro fallimento e per ogni loro atto di corruzione. E così i giovani arabi, ai quali non frega proprio niente di Israele e di quei corrotti della ANP e di Hamas, non devono arrivare al loro obbiettivo. Sarebbero troppi gli affari ad andare in fumo.

Sharon Levi