Barack Obama non è un genio in politica estera (e forse nemmeno in quella interna), questo lo sanno tutti. Ma non arrivare a capire che in certi ambienti un silenzio è più eloquente di qualsiasi parola di approvazione, è davvero grave.

Il silenzio di Obama su quello che sta facendo la Turchia è diventato ormai insopportabile, addirittura un atto di complice approvazione. Gli Stati Uniti di Obama sono rimasti in silenzio mentre Erdogan epurava violentemente quei generali che mantenevano intatta la laicità turca opponendosi proprio ad Erdogan. Obama non ha mosso un dito per cercare di fermare la deviazione islamista turca quando il regime di Erdogan incarcerava 200 alti ufficiali dell’esercito con la scusa di aver ordito un colpo di stato sebbene fosse più che evidente che l’obbiettivo era quello di azzerare i vertici militari che, come da costituzione, garantivano la laicità dello Stato. Non ha mosso un dito quando l’esercito turco è entrato in Iraq per bombardare i villaggi turchi accusati di nascondere gli attivisti del PKK. Non ha fatto un fiato quando la Turchia, membro della NATO, ha stretto un accordo militare con Teheran in ottica unti-curda, avvallando con il suo silenzio i massacri di civili che ne sono seguiti.

Ora che la Turchia, non più laica ma nazi-islamica, si prepara a scatenare l’inferno nel Mediterraneo, che minaccia di gravissime ritorsioni l’isola di Cipro se inizierà le trivellazioni sui giacimenti di gas del mastodontico giacimento di “Leviathan” al largo di Cipro e sul quale l’isola ha concluso un accordo con Israele, ora che un giorno si e l’altro pure Erdogan minaccia militarmente Israele e riconosce Hamas non come un gruppo terrorista ma come se fossero “resistenti”, Omaba continua a rimanere incredibilmente silente.

Viene quasi da pensare che l’amministrazioni americana approvi quello che sta facendo il rais nazi-islamico turco e che con il suo complice silenzio lo appoggi. Anche perché è abbastanza improbabile che Erdogan si sia spinto così oltre senza una preventiva consultazione con gli USA. Se stesse facendo tutto quello che sta facendo senza consultare Washington sarebbe addirittura peggio, vorrebbe dire che ad Ankara disprezzano quello che è il loro maggior alleato, possibilità per altro non troppo recondita visto la piega che ha preso la Turchia.

Il risultato di tutto questo è una Turchia che fino a qualche anno fa era considerata un “ponte verso l’Islam”, che bramava per entrare in Europa e che era uno dei più importanti membri della NATO, diventata improvvisamente capofila dell’estremismo islamico e addirittura esempio per i Paesi delle rivoluzioni islamiche come Egitto, Tunisia e Libia. Un cambio di rotta radicale che non può essere passato inosservato a Washington.

Ecco perché parlo di complice silenzio di Obama, perché il Presidente americano con la sua indifferenza (o incompetenza) ha permesso che tutto ciò avvenisse e adesso è troppo tardi per fermare la Turchia con le buone maniere. In tutto questo poi non va dimenticato che anche l’Europa ha le sue colpe, aggravate dal fatto che la Turchia da un potenziale “ponte verso l’Islam” è diventata un “ponte dell’islam integralista verso l’Europa”. Se mi si permette, non è la stessa cosa.

Cosa fare ora? Oggettivamente, a mio modestissimo avviso, è molto difficile adesso porre un argine a Erdogan. Si potrebbe minacciare la Turchia di espulsione dalla NATO. Si potrebbe richiamare all’ordine Ankara minacciando ritorsioni commerciali. Si potrebbe interrompere il flusso di aiuti militari all’esercito turco. Ma credo che nessuna di queste ipotesi verrà presa in considerazione, almeno fino a quando la corda non si spezzerà e la Turchia non passerà dalle parole ai fatti, cosa per altro molto probabile anche nel breve periodo visto che Cipro ha fatto sapere che non cederà alle minacce turche e che tra due settimane inizierà la trivellazione del giacimento di Leviathan. Cosa farà Obama se la marina turca dovesse entrare in azione contro Cipro? Come reagirà Israele se i turchi cercheranno di forzare il legittimo blocco su Gaza?

La situazione è arrivata a un punto in cui Obama non può più rimanere in silenzio e, come Obama, l’Unione Europea. La Turchia va riportata velocemente alla ragione, perché se ciò non dovesse avvenire saranno mesi molto caldi nel Mediterraneo e quello che tutti ritenevano impossibile, cioè una guerra tra Turchia e Israele (magari con il coinvolgimento dell’Egitto), potrebbe improvvisamente diventare un incubo reale.

Miriam Bolaffi

2 comments
  1. Un breve preambolo. Il Presidente Obama (che a me ,come a molti , è anche simpatico come figura) sembra particolarmente “versato” nella tecnica del reframing, che in italiano traduciamo con la parola “ristrutturazione”. Tale pratica consiste in un giochetto di percezione , per cui sottolineamo che un bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dell’effetto percettivo interiore che si crea in noi stessi, in modo da aiutarci ad affrontare in modo più produttivo i problemi della vita. A questo approccio va poi aggiunto che ciò che conta non è tanto quello che facciamo o diciamo agli altri, quanto quello che gli altri capiscono di ciò che facciamo o diciamo. Per cui , alla fine , dobbiamo costantemente monitorare gli effetti che, sempre negli altri, produciamo.
    Detto questo, ho sempre avuto, nel mio piccolo, l’impressione che Obama sottolinei o trascuri degli aspetti nella percezione dei suoi interlocutori in modo alquanto ” ideologico”, e con effetti, suppongo, da lui indesiderati.
    Ad esempio , che cosa ha capito e come ha reagito la galassia dei paesi islamici al suo discorso del Cairo, indipendentemente dalla “correttezza ” dei suoi contenuti? Ho il sospetto che molti vi abbiano colto o un segno di debolezza oppure una certa adesione volontaria, seppur parziale e comunque nuova, alla loro visione del mondo.
    E l’insistenza con cui ha bacchettato Israele, chiedendo un inutile e sine die prolungamento della sospensione degli insediamenti in Cisgiordania, di fatto sottolineando, perfino con un mezzo incidente diplomatico, che la costruzione di alloggi a Gerusalemme est fosse un grave impedimento alla trattativa, quando sapeva benissimo che per Gerusalemme il Governo israeliano non si era mai impegnato in una sospensione dell’attività edilizia? Perchè Obama non ha sottolineato,per esempio,( il bicchiere mezzo vuoto) che finchè l’ANP non ritira dal tavolo la richiesta del “diritto di ritorno” non è possibile alcuna trattativa seria? Ma quasi vent’anni di negoziati inutili non hanno insegnato niente? Non ha forse in tal modo suggerito ai Palestinesi di irrigidirsi? E poteva Abu Mazen in questa situazione essere meno palestinese di Obama?
    E con la “primavera egiziana ” non poteva essere un po’ più prudente? Non che si debbano sostenere le dittature, tuttavia il fatto che non fossero in quei momenti bruciate bandiere israeliane o americane non ha escluso che dalle bandiere si passasse alle ambasciate.
    Anni fa ho letto un libro di un intellettuale egiziano,Moustapha Safouan, pubblicato in italiano con il titolo “Perchè il mondo arabo non è libero”, nel quale tra le tante informazioni e considerazioni si dice che la traduzione dei classici e degli autori principali della cultura mondiale avvenga in Egitto solo in arabo classico , conosciuto bene solo dalla casta degli intellettuali e non nel vernacolo che è la lingua parlata e conosciuta dal popolo. E questo è considerato normale e costituisce per gli intellettuali motivo di distinzione e di gradito privilegio. No so se sia vero, ma perchè dubitare?
    Ed infine Erdogan. Per farla breve , mi auguro che ci sia una diplomazia obamiana, magari riservata, ma stringente ed efficace.
    Certo, la deriva a cui stiamo assistendo forse ci sarebbe stata in un modo o nell’altro lo stesso. Ciò nonostante credo con molta modestia che il Presidente degli USA non abbia fatto buon uso del reframing e soprattutto non abbia previsto e monitorato tempestivamente gli effetti dei suoi interventi. A meno che non abbia altri scopi o sappia cose che noi non sappiamo.

  2. Obama ha grosse responsabilità per quello che sta avvenendo, non fosse altro perché tace. Ha fatto degli errori grossolani con le sue aperture al mondo arabo. Agli arabi se gli dai un dito si prendono la mano e poi il braccio. Anche le critiche a Israele politicamente sono state un errore. Non dico che non bisogna criticare Israele, solo che le cose in Medio Oriente non sono mai come appaiono, non sono nere o bianche, non c’è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma ci sono infinite sfumature e infinite misure del bicchiere. Obama ha preso tutto in maniera semplicistica tanto da dare l’impressione chiara che stesse con gli arabi. Abu Mazen non avrebbe mai dato il via alla sua richiesta all’ONU se intimamente non fosse stato convinto che la diplomazia americana non avesse lavorato per lui a dispetto delle dichiarazioni ufficiali. Con Erdogan, antisemita e nazista, la situazione è simile. Erdogan fa quello che fa perché intimamente convinto che Obama lo appoggi. Qui tutti sono convinti che il Medio Oriente stia cambiando. Forse è vero ma in peggio non certo in meglio. Il Medio Oriente si regge su equilibri fragilissimi che non riguardano solo Israele ma che coinvolgono tutto il mondo. Obama con il suo silenzio ha portato scompiglio in quegli equilibri e adesso la situazione precipita talmente velocemente che sarà quasi impossibile porvi rimedio.

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