Ruanda: la prima donna condannata per genocidio della storia

Quando si dice che la legge prima o poi arriva per tutti. Il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR) ha condannato ieri (24 maggio) Pauline Nyiramasuhuko all’ergastolo per il genocidio dei Tutsi avvenuto durante la guerra che nel 1994 fece oltre 800.000 vittime (ma furono certamente di più).

Pauline Nyiramasuhuko era l’unica donna ad essere membro del Governo del Ruanda in qualità di Ministro della famiglia e delle donne. Insieme a lei sono stati condannati sempre all’ergastolo per genocidio e stupro di massa anche suo figlio, Arsene Shalom Ntahobali, e un certo Elie Ndayambaje.

Secondo l’accusa Pauline Nyiramasuhuko ha partecipato attivamente alla pianificazione del genocidio concludendo un accordo con i membri del Governo ad interim del Ruanda secondo il quale la donna si impegnava  a uccidere o a facilitare l’uccisione dei Tutsi nella prefettura di Butare.

Sin qui la scarna cronaca dei fatti. E’ la prima volta che una donna viene accusata e condannata con l’accusa di genocidio e di aver facilitato lo stupro di massa, cosa questa particolarmente odiosa proprio perché trattasi di una donna che per di più era ministro della famiglia e delle donne.

Un’altra cosa importante da sottolineare è come il Tribunale penale internazionale per il Ruanda non abbia mai smesso di ricercare i colpevoli anche ad anni di distanza.

Chi è stato in Ruanda negli ultimi anni racconta di una ritrovata armonia, ma fino a pochi anni fa la tensione tra Hutu e Tutsi era ancora altissima, anche perché c’erano diversi gruppi di ribelli Hutu che operavano in Congo e destabilizzavano tutta l’area. Faceva impressione sentire i racconti dei sopravvissuti che ricordavano come Lago Vittoria fosse costellato di cadaveri. Alle sorgenti del Nilo, in Uganda,  dove il Lago Vittoria forma il primo tratto del lungo fiume con una serie di spettacolari salti e rapide a Jingia (il vapore si vede da Km e il rumore è assordante), ricordano ancora come videro arrivare decine di migliaia di corpi che si gettavano nelle rapide senza che nessuno potesse fare qualcosa per fermarli tanto erano numerosi. Il Lago Vittoria è ancora infettato da quelle decine di migliaia di corpi che sono affondati e che giacciono nei suoi fondali.

E così dopo molti anni il Tribunale penale internazionale continua la sua opera di ricerca e condanna dei responsabili del genocidio ruandese. Tuttavia va detto che lo stesso Tribunale Penale Internazionale (anche se non quello specifico per il Ruanda) sta facendo davvero ben  poco per condannare e fermare altri genocidi in corso come quello in Darfur e quello, di cui si parla pochissimo nonostante le vittime siano forse addirittura di più, dell’Est del Congo. Ma in questi due casi gli interessi politici e commerciali sono davvero troppo forti, tanto forti che persino il TPI è costretto ad inchinarsi a loro.