Ieri l’esercito siriano ha usato i carri armati contro la folla inerme che si era radunata nella città di Homs. Risultato, 27 morti e un numero imprecisato (ma altissimo) di feriti, il tutto nel più assoluto silenzio dell’occidente e della “grandi” organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani, impegnate più a chiedere al Canada l’arresto di Bush piuttosto che a seguire l’evolversi della situazione in Siria.

D’altra parte se anche la Lega Araba ha rifiutato di espellere la Siria non si vede perché certe organizzazioni, che dagli arabi prendono milioni di dollari ogni anno, debbano andare contro gli interessi dei loro finanziatori. Meglio limitarsi a qualche comunicato e pensare magari a dare addosso a Israele o a ridicole richieste di arresto per l’ex Presidente americano quando non sono state avanzate richieste del genere nemmeno per Ahmadinejad o per Bashar al-Assad.

Nel frattempo la povera gente in Siria continua  morire sotto i colpi dei carri armati del dittatore e il numero delle vittime è arrivato a superare quota 3.000 in pochi mesi, mentre gli arrestati dal regime sono migliaia, persone di cui in molti casi non si sa più niente, in perfetto stile iraniano.

Proprio l’Iran sta fornendo il supporto logistico alla Siria per reprimere le sommosse popolari. Squadre di Pasdaran sono da mesi in Siria per dirigere la repressione (si sa, loro in questo sono dei professionisti), mentre Teheran ha passato a Damasco la tecnologia studiata da Nokia e Siemens per controllare il web (Deep Packet Inspection).

E’ davvero disarmante come il mondo con la Siria non riesca ad andare oltre la sterile condanna quando per fatti molto meno gravi hanno scatenato una guerra contro Gheddafi che va avanti da mesi mentre lo stesso Gheddafi e suo figlio sono stati deferiti alla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’Umanità. Perché, quelli di Assad o di Ahmadinejad cosa sono se non crimini contro l’Umanità? Si blatera tanto di “primavere arabe” e di sostegno ai giovani arabi, ma quando si tratta di toccare dittatori nemici di Israele e del mondo libero i pacifinti guardano da un’altra parte rendendosi, di fatto, complici dei massacri perpetrati da questi assassini.

Sharon Levi

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