Strage di Pasqua in Sri Lanka. Noi predichiamo pace e loro…

Mentre da noi per la Pasqua si predica pace, amore e accoglienza come da tradizione cristiana, in Sri Lanka alcuni attentatori suicidi ci ricordano che di quello che predichiamo noi non interessa niente a nessuno, anzi, ci fanno capire con chiarezza che per loro l’unica pace possibile per noi è quella eterna.

Oltre 100 morti dopo gli attentati in diverse chiese e in alcuni hotel frequentati da stranieri ci ricordano come nel mondo i cristiani, unitamente agli ebrei, siano ormai un obiettivo dichiarato a prescindere da chi siano “loro”, che siano musulmani o di qualsiasi altra confessione religiosa.

Nessuno al momento in cui scrivo ha rivendicato gli attentati, ma la firma sembra evidente. Difficile non pensare al terrorismo di matrice islamica. I target, chiese cattoliche e stranieri, e la metodologia sono quelli tipici del terrorismo islamico e il tentativo della informazione mainstream di insinuare dubbi ricordando che anche i separatisti Tamil facevano attentati del genere prima della fine della guerra civile, assomiglia tanto a una cortina fumogena.

A costo di passare da islamofobo, che poi qualcuno dovrebbe spiegarmi il vero significato della parola “islamofobia”, mi è davvero difficile non pensare ad un attacco di matrice islamica, mi è difficile non evidenziare come negli ultimi anni cristiani ed ebrei sono finiti sempre più nel mirino del terrorismo islamico.

In Europa ci sono posti dove un ebreo non può uscire con la kippah in testa o con la Stella di David al collo, posti dove i cristiani non posso esibire la propria fede indossando la croce al collo. In Europa, non in un Paese islamico.

Sinceramente non credo alle guerre sante, non credo che si dovrebbero rispolverare i templari per difendere i cristiani o coloro che vengono attaccati nel nome di Allah, credo tuttavia che sia arrivato il momento di affrontare il problema prima che sia troppo tardi.

Già gli ebrei sono costretti a lasciare in massa i loro paesi d’origine (la Francia detiene il record di ebrei che si rifugiano in Israele a causa degli attacchi e non per niente è uno dei paesi europei a più alto tasso di presenza islamica) , ma siccome sono una minoranza in pochi lo notano o lo fanno notare.

Invece dovremmo ricordarlo ogni giorno, dovremmo ricordare che c’è una parte del mondo islamico che pensa seriamente di eliminare prima quelli del sabato e poi quelli delle domenica, che odia e considera nemici da eliminare chi non venera Allah e non segue i dettami della Sharia. Dovremmo ricordare che non esiste un Islam moderato o se esiste è ininfluente. Dovremmo ricordare che quello che in occidente si ritiene erroneamente “l’islam politico” altro non è che la Fratellanza Musulmana, una setta che ha come obiettivo la creazione di un califfato globale sottoposto alla legge islamica.

Non possiamo ricordare tutto questo “solo” quando ci sono attentati per poi, il giorno dopo, tornare a vivere normalmente come se niente fosse.

Non possiamo continuare a predicare pace e accoglienza senza definire i limiti, senza definire la linea rossa della convivenza a partire dalla messa al bando della legge islamica in ogni luogo d’Europa. La Sharia non è compatibile con la nostra legislazione, prima lo chiariamo nero su bianco e meglio è.