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Immigrazione: l’Italia dei Salvini e della Boldrini

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Chi mi segue (pochissimi) sa molto bene che non sono un fautore della immigrazione selvaggia e che più di una volta ho criticato l’operazione Mare Nostrum. Sa anche bene che faccio molta distinzione tra immigrazione e fuga da Paesi in guerra, cioè tra immigrati e richiedenti asilo. Tuttavia nel sentire le affermazioni di Salvini non ho potuto fare a meno di rabbrividire, non tanto per la richiesta di interrompere l’operazione Mare Nostrum, che prima o poi dovrà essere fermata, nemmeno per la giusta (secondo me) affermazione che così si finanziano con i soldi degli italiani i trafficanti di uomini, quanto piuttosto per quello che Salvini non dice, cioè come risolvere la questione delle centinaia di migliaia di persone che, operazione Mare Nostrum o meno, sono fermamente intenzionati a passare il Mediterraneo.

In Italia come sempre non c’è una via di mezzo, quella che spesso è la più ragionevole. O ci sono i Vendola e le Boldrini che aprirebbero a tutti o ci sono i Salvini che le navi della Marina le userebbe per cannoneggiare i barconi di clandestini, non per trarli in salvo.

La questione immigrazione invece non è così semplice, non è tutto bianco o tutto nero. Da un lato c’è la necessità di garantire quei poveracci, migranti o richiedenti asilo, dall’altra c’è l’evidenza che l’Italia non può sopportare oltre mille arrivi al giorno né che possa farsi carico da sola di garantire la loro incolumità e l’accoglienza, sia per mere ragioni finanziarie che per ragioni geopolitiche. Per affrontare questa difficile questione bisogna partire da questo ragionamento e se non lo si fa si è degli idioti che usano il populismo (di destra o di sinistra) per mere ragioni politiche.

E allora proviamo per una volta a lasciare fuori la politica populista pre-elettorale o le ridicole affermazioni della sinistra sul “dovere dell’accoglienza a tutti” e ragioniamo su come fare a governare il fenomeno. Dico governare perché nell’immediato mi sembra francamente impossibile fermarlo, per farlo ci vorrebbe una diversa politica di cooperazione allo sviluppo e non la si può fare in due giorni.

Partiamo da un concetto evidente: l’Italia non può accogliere tutti e non può nemmeno continuare ad andare a prendere i clandestini quasi sulle coste libiche perché sul fatto che così si finanziano i trafficanti di esseri umani Salvini ha ragione. Ma d’altro canto non si può nemmeno permettere che questa gente si vada ad ammazzare cercando di attraversare il Canale di Sicilia a bordo di barconi fatiscenti. Vi sembrerà incredibile ma una buona proposta l’ha avanzata Alfano (e si, qualche volta anche lui dice cose giuste) quando ha detto che è necessario che l’Unione Europea con la collaborazione delle Nazioni Unite crei una o più strutture permanenti in Nord Africa per analizzare le richieste d’asilo direttamente prima della partenza. Prima di tutto si eviterebbe a questi poveracci di affidarsi ai trafficanti di uomini, in secondo luogo chi ha Diritto alla protezione internazionale potrebbe scegliere il Paese dove andare ed esservi portato direttamente. Logicamente deve essere una struttura agile e veloce perché non si possono tenere i richiedenti asilo un anno in attesa di una risposta, ma soprattutto deve essere gestita da un team europeo non da locali come accadeva con Gheddafi. Questo risolverebbe buona parte dei problemi dei richiedenti asilo.

Ma il problema reale non sono i richiedenti asilo e questo tutti lo sappiamo benissimo, il problema sono i migranti. Su 100 migranti quelli che hanno veramente Diritto alla protezione internazionale sono appena il 5%, forse il 10% a stare larghi. E allora come governi questa massa di persone convinte che in Europa troverà miglior vita che a casa sua? Prima di tutto istituendo, così come per i richiedenti asilo, una struttura di “filtro” in nord Africa. Se finanziamo i centri di accoglienza in Italia tanto meglio lo possiamo fare in nord Africa. Scopriremo così che molte persone di quelle che vorrebbero venire in Europa lo potrebbero fare tranquillamente prendendo un aereo dal loro Paese di origine. Scopriremo però anche che molti di loro sono sprovvisti di documenti e che anche se venissero in Europa sarebbero e rimarrebbero dei clandestini o destinati a rimanere per anni nei centri di accoglienza prima magari di essere rispediti a casa. Lo so, questo fa molto comodo all’industria dell’accoglienza, ma a noi non interessa riempire le casse delle cooperative sociali, a noi interessa che questa gente possa emigrare regolarmente o tornarsene tranquillamente a casa loro se non possono regolarizzarsi.

Un dato mi sembra certo: non si può continuare in questo modo, senza regole precise e senza il dovuto rigore nella politica della immigrazione. Ma non possiamo nemmeno lasciare centinaia di migliaia di persone nelle mani dei trafficanti di esseri umani. E allora se non vogliamo mandare segnali sbagliatissimi (come con l’operazione Mare Nostrum) dobbiamo tutelare e governare questa marea di gente in maniera diversa. Non è una cosa facile da fare, me ne rendo conto, ma se non si inizia mai a lavorarci tra pochi mesi (quelli estivi) ci troveremo veramente una marea di disperati che cercheranno in tutti i modi di venire in Europa e non sapremo davvero come fermarli.