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Incontro Putin Netanyahu: cambiano gli assetti strategici in Medio Oriente

«Siamo perfettamente d’accordo che il rischio di un Iran con armi nucleari sia troppo elevato e che non bisogna permettere a Teheran di dotarsene». Questa in estrema sintesi la dichiarazione congiunta fatta da Putin e Netanyahu alla fine dell’incontro di 90 minuti nel quale oltre all’Iran si è parlato della situazione in Medio Oriente (Egitto e Siria), di accordi sulle forniture di gas a Israele e di una soluzione a sorpresa per lo sfruttamento degli immensi giacimenti di gas al largo di Cipro.

Ma andiamo con ordine perché le cose discusse ieri tra i due leader sono di particolare importanza e, sotto certi aspetti, persino sorprendenti per certi pensieri espressi da Putin su quello che sta avvenendo in Medio Oriente e sulle soluzioni prospettate.

Partiamo dalla vicenda del nucleare iraniano – Detto che anche la Russia ritiene che sia molto pericoloso e inammissibile concedere all’Iran di dotarsi di armi nucleari, Putin si è detto molto preoccupato del fatto che Israele possa effettuare un blitz contro le centrali atomiche iraniane. Il Presidente russo la ritiene “una mossa azzardata” da usare “solo come ultima opzione”. Per convincere Netanyahu delle sue idee, Putin ha raccontato alcuni sviluppi avvenuti dietro le quinte dei colloqui sul nucleare tra il gruppo dei 5+1 e l’Iran. Il Presidente russo ha negato che la Russia sia un “attore passivo” e ha detto che Mosca alla prossima riunione che si terrà in Turchia presenterà un piano che permetta di controllare con estrema sicurezza lo sviluppo del nucleare iraniano, un piano che va molto oltre la linea permissivista improntata dal duo Ashton-Jalili  e che si avvarrà di notizie di intelligence che superano di gran lunga le conoscenze americane sul livello di sviluppo raggiunto dagli iraniani nel settore militare. Per questo ha invitato Israele ad avere pazienza e a “non avere fretta di attaccare”. Putin ha poi dato garanzie sul fatto che la Russia non consegnerà all’Iran né i missili antiaerei S-300 (ordinati da Teheran diverso tempo fa) né altri sistemi d’arma avanzati.

La situazione in Medio Oriente – Putin si è detto molto preoccupato dell’espansione dell’islam integralista in Medio Oriente e individua in questo (forse non a torto) l’immediato pericolo che Israele dovrà affrontare. I Fratelli Musulmani controllano l’Egitto e attraverso il partito islamico Ennahda (legato alla Fratellanza Musulmana) anche la Tunisia. Presto potrebbero controllare anche la Libia e la Siria mentre stanno lavorando ai fianchi del regno del Marocco e di quello della Giordania. Di questa situazione ha incolpato senza mezzi termini il duo Obama-Erdogan che da mesi lavorano proprio all’avvento della Fratellanza Musulmana, ritenuta da USA e Turchia una “forza moderata” in grado di istituire una “democrazia islamica di tipo turco”. Putin ritiene che il percorso democratico che si ventilava all’inizio delle primavere arabe sia stato interrotto dall’intromissione di USA e Turchia, la stessa intromissione che sta avvenendo in questi giorni in Siria. Il Presidente russo, pur condannando senza riserve la dura repressione siriana, ritiene che il percorso vero la democrazia di un Paese debba avvenire senza intromissioni esterne, «altrimenti – dice Putin – si finirà per ottenere un risultato come quello iracheno che dopo anni di guerra ha consegnato il paese all’Iran». Il rischio quindi che si passi “dalla padella alla brace” è molto concreto. Putin ritiene la sponsorizzazione dei Fratelli Musulmani da parte di Barack Obama, “una minaccia strategica alla sicurezza nazionale russa” in quanto potrebbe riaccendere la lotta dell’islam radicale in Caucaso. Insomma, la Russia si sente vicina a Israele nel giudicare i Fratelli Musulmani una minaccia concreta alla sicurezza nazionale. Putin non ha fatto mistero di disapprovare completamente la politica pro-islamica di Barack Obama in Medio Oriente.

Fornitura di gas russo a Israele – I due leader hanno parlato anche della possibilità concreta che con l’avvento dei Fratelli Musulmani in Egitto vengano tagliate le forniture di gas a Israele, magari con la scusa di rivedere i vecchi contratti firmati da Gerusalemme con Mubarak. Putin si sarebbe detto pronto a subentrare all’Egitto nella fornitura di gas a Israele nel caso i Fratelli Musulmani decidessero di interrompere la fornitura oppure che gruppi terroristi facciano esplodere le condutture di gas nel Sinai, fatto questo più volte avvenuto lo scorso inverno proprio per interrompere le forniture a Israele.

Avvicinamento dell’Egitto all’Iran – Non sono piaciute a Putin e a Netanyahu le dichiarazione di Mohamed Morsi fatte alla agenzia di stampa iraniana FARS, secondo le quali il neo Presidente egiziano “è impegnato a rafforzare i legami con l’Iran per costruire un nuovo equilibrio strategico nella regione”. L’Egitto controlla il Canale di Suez mentre l’Iran controllo lo Stretto di Hormuz, due punti estremamente strategici. Il rischio che un accordo tra Iran ed Egitto possa portare ad una sorta di ricatto alla comunità internazionale che limiti l’accesso delle due più importanti vie di comunicazione marittime del mondo, è visto da Israele e Russia come “un concreto rischio strategico”. E’ troppo presto per parlarne, ma Netanyahu con Putin è stato molto chiaro in merito: Israele non può permettere né alcuna limitazione al traffico nel Canale di Suez né che la Penisola del Sinai divenga un porto franco per terroristi e per il traffico di armi verso Gaza. Gerusalemme ha restituito il Sinai e il controllo di Suez all’Egitto a precise condizioni. Se vengono meno quelle condizioni Israele valuterà tutte le opzioni a sua disposizione per difendere gli interessi e la sicurezza nazionale.

Sfruttamento dei giacimenti di gas al largo di Cipro – Putin avrebbe offerto a Netanyahu la collaborazione di una o più aziende russe per lo sfruttamento dei giacimenti di gas scoperti allargo delle coste cipriote ed israeliane, giacimenti che rivendica anche la Turchia. La Russia riconosce quindi validi gli accordi intercorsi tra Israele e la parte libera di Cipro sullo sfruttamento dei grandissimi giacimenti di idrocarburi, accordi che invece Ankara considera illegittimi (non si sa su quale base). Per questo Putin si è detto d’accordo con il Governo israeliano sulla necessità di schierare alcuni F16 nella base aerea cipriota di “Andreas Papandreou” a difesa degli interessi israeliani contro la prepotenza turca. Anche in questo caso la linea di Putin si scontra frontalmente con quella di Obama, più propenso a sostenere la Turchia e fortemente contrario al dispiegamento di aerei israeliani nell’isola di Cipro.

Concludendo, Russia e Israele sono molto più vicini di quanto si pensi su moltissime problematiche medio-orientali. Se si fa eccezione sulla linea da seguire con l’Iran che vede un parziale disaccordo tra Putin e Netanyahu su un eventuale attacco alle centrali nucleari iraniane, pur riconoscendo il fatto che non si possa permettere a Teheran di dotarsi di armi nucleari, per il resto l’intesa è pressoché totale, persino più che con l’alleato storico di Israele, gli Stati Uniti. E’ evidente che di fronte ad un sostanziale cambiamento degli equilibri in Medio Oriente, sia Israele che la Russia (che ha molti interessi strategici nell’area) si debbano adeguare e anche un cambio degli equilibri nelle relazioni tra i due Paesi ei loro principali alleati non è più un tabù.

Noemi Cabitza