Israele è (di nuovo) sotto ricatto americano?

Questa settimana arriverà in Israele il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, per discutere di Iran “faccia a faccia” con gli israeliani.

Non è mai un buon segno. Di solito i consiglieri per la sicurezza nazionale delle amministrazioni democratiche si muovono sempre per fermare qualche iniziativa americana. E anche questa volta non dovrebbe essere così diverso.

Israele freme perché ormai anche i ciechi hanno visto che a Vienna l’Iran non sta trattando ma sta solo prendendo tempo.

Informazioni affidabili della intelligence israeliana sostengono che l’Iran potrà produrre abbastanza uranio arricchito al 90%, quindi buono per una bomba, nel giro di poche settimane. Significa che il tempo stringe.

I militari israeliani stanno valutando da molto tempo le diverse opzioni militari possibili per fermare la corsa iraniana alla bomba e il Premier israeliano, Naftali Bennet, ha già detto di essere pronto a metterle in pratica se, come è ormai chiaro, l’Iran non fermerà il suo programma nucleare.

Ecco perché il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, arriva di corsa in Israele la settimana di Natale. Vuole fermare qualsiasi eventuale azione israeliana contro l’Iran.

Il Presidente americano, Joe Biden, è ancora convinto (non si sa se per vera convinzione o perché è in malafede) che l’Iran si possa fermare con la diplomazia e quindi non vuole “interferenze” israeliane sui colloqui di Vienna.

Sullivan, che dovrebbe arrivare oggi, sarà accompagnato dal direttore per il Medio Oriente del Consiglio di sicurezza nazionale Brett McGurk e da altri funzionari statunitensi della difesa.

Gli Stati Uniti ammettono che il tempo sta scadendo, purtuttavia cercano di bloccare qualsiasi iniziativa israeliana o non concedono all’IDF i mezzi necessari per operare in maniera autonoma.

E così, come quando c’era Obama, Israele si ritrova preso tra incudine e martello. Sa che deve fare qualcosa ma non lo può fare altrimenti perde l’appoggio americano.

E non è escluso che per tenere buono Israele in questo incontro gli americani non mettano sul piatto gli aiuti necessari all’acquisto dei rifornimenti per Iron Dome. Basta un nulla anche solo per ritardarli e Israele ne ha veramente bisogno, soprattutto se deciderà di attaccare l’Iran.

Insomma, nonostante le agenzie parlino di un incontro dedicato alla “cooperazione tra USA e Israele per fermare l’Iran”, mi sembra più un incontro intimidatorio per fermare Israele.

Se fosse come dicono le agenzie oggi in Israele si parlerebbe di fornire le bombe anti-bunker e i mezzi per trasportarle, nonché gli aerei per il rifornimento in volo. Invece sarà l’ennesimo ricatto.

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