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Israele: ONG o lobby di potere? Il miraggio dello Stato binazionale

I primi a sollevare il problema sono stati nel 2009 quelli di Ngo Monitor producendo un rapporto intitolato “Trojan Horse: The Impact of European Government Funding for Israeli NGOs”, dove per la prima volta si parlava di finanziamenti esterni alle Ong israeliane.

Di per se la cosa non sarebbe grave, le Ong in tutto il mondo cercano finanziamenti dove possono e se questi finanziamenti vengono dall’Unione Europea o da Stati facenti parti dalla UE non c’è nulla di male. Ogni Stato può finanziare quei progetti che ritiene meritori come meglio vuole. Anche le Ong palestinesi vengono finanziate a piene mani dai Governi europei, quindi se per una volta a essere finanziate sono alcune Ong israeliane la cosa è senza dubbio meritevole di nota. Il problema nasce quando ci sono alcune cose che non sono chiare. NGO Monitor a suo tempo mise l’accento solo sulla provenienza dei fondi destinati ad alcune Ong israeliane (B’Tselem, Adalah e Ir Amim) deducendo che queste Ong contrarie alla politica del governo israeliano venissero finanziate solo per la loro posizione estremamente filo-palestinese arrivando addirittura a chiederne l’espulsione da Israele. Quello che invece NGO Monitor non ha fatto è concentrarsi sulle finalità dei progetti finanziati dagli Stati esteri a quelle Ong, cioè ha trascurato il fatto che una qualsiasi organizzazione non governativa per poter accedere a qualsiasi forma di finanziamento deve proporre dei progetti o una linea (strategia) che conduca a uno o più risultati finali. Ma quali sono allora le strategie di queste Ong?

Ufficialmente le tre Ong si prefiggono principalmente di difendere i Diritti del popolo palestinese, cosa questa che le rende le più amate e “rispettabili” dal vastissimo popolo filo-palestinese globale. Vengono definite unanimemente come rappresentati della sinistra israeliana e per questo vengono molto spesso citate come “esempio di come dovrebbe essere il popolo israeliano” e di come ci si dovrebbe comportare con i palestinesi, Hamas compreso. Quello che non viene opportunamente citato nelle linee guida delle tre Ong è il risultato finale che esse si prefiggono, un risultato finale da raggiungere attraverso varie strade non sempre convergenti, ma certamente univoco per B’Tselem, Adalah e Ir Amim: uno Stato binazionale laico dove palestinesi ed israeliani possano vivere sotto lo stesso tetto. Non è quindi il raggiungimento della formula dei due Stati per due popoli quello che le tre Ong si prefiggono, ma è quella formula assurda che porterebbe di fatto alla cancellazione di Israele attraverso una azione politica piuttosto che militare. Il sogno di ogni palestinese o filo-palestinese che si rispetti.

Ecco perché le tre Ong israeliane, anche se non lo ammettono ufficialmente, sono profondamente contrarie ad una dichiarazione unilaterale palestinese che sancisca la nascita dello Stato di Palestina. Una decisione del genere da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese taglierebbe fuori definitivamente la possibilità di raggiungere il tanto agognato obbiettivo finale.

Ed eccoci quindi tornare a quei finanziamenti stranieri denunciati da NGO Monitor che ci portano a pensare all’esistenza di una vera e propria lobby che abbia come obbiettivo la cancellazione politica dello Stato Israeliano attraverso una vera e propria assimilazione mascherata da “soluzione politica” del conflitto israelo-palestinese. Quello che stanno facendo in maniera molto sibillina è inculcare nella gente (non solo palestinese) che la soluzione dei due Stati per due popoli è fondamentalmente irraggiungibile e che l’unica soluzione possibile è quella di vivere tutti insieme sotto un unico tetto (Stato). Proprio ieri il premier palestinese, Salam Fayyad, uno dei più accesi sostenitori della formula dei due Stati, ha ammesso che negli ultimi sondaggi molti palestinesi si sono espressi per uno Stato binazionale come soluzione al problema israelo-palestinese, segno questo che la campagna messa in piedi dalla lobby “umanitaria” sta producendo i suoi primi effetti.

Il fatto però più preoccupante è che Stati esteri finanzino profumatamente (oltre 11 milioni di dollari nel 2009 suddivisi tra le tre Ong di cui almeno otto alla sola B’Tselem) questa campagna volta essenzialmente alla cancellazione dello Stato di Israele. Non finanziano progetti di sviluppo, non finanziano la costruzione di infrastrutture in Cisgiordania o progetti agricoli, finanziano alcune organizzazioni israeliane che hanno come obbiettivo finale la costituzione di uno Stato binazionale mascherando tale obbiettivo dietro alla difesa dei Diritti del popolo palestinese.

Si è passati dalla volontà di cancellare militarmente Israele dalla faccia della terra (cosa che si sta rivelando impossibile) a quella più subdola di voler cancellare lo Stato ebraico con il raggiungimento di una azione politica all’apparenza indolore. E per farlo non si lesinano contributi a quelli che, come li ha definiti NGO Monitor, sono veri e propri Cavalli di Troia in seno a Israele.

Cosa fare perché ciò non avvenga? Innanzi tutto far uscire allo scoperto i “cavalli di Troia” affinché ammettano apertamente qual’è il loro obbiettivo finale. Scovare chi sono i loro finanziatori, chi cioè anche in seno all’Unione Europea spinge affinché questi lauti finanziamenti vengano concessi allo scopo di propinare la storia dello Stato binazionale. Scovare i “finanziatori occulti” coloro cioè che finanziano questa operazione senza apparire. Non mi meraviglierei se, come in altre realtà mondiali, dietro ci fosse qualche Stato arabo. L’impatto politico che hanno le organizzazioni non governative è diventato nel corso del tempo un’arma potentissima se a controllarla sono personaggi o governi senza scrupoli. Non condivido molto, invece, quanto teorizzato da NGO Monitor, cioè la proposta di espellere queste Ong da Israele. Sarebbe una pessima mossa, sicuramente impopolare non tanto per l’opinione pubblica israeliana, piuttosto propensa alla loro espulsione, quanto piuttosto per l’opinione pubblica mondiale già abbastanza ben predisposta da diverse campagne mediatiche ad hoc a condannare Israele sempre e comunque. Non bisognerebbe dare a questa gente un’arma di critica in più.

Un fatto però è certo, il pericolo deve essere sventato e non va assolutamente sottovalutato. Le campagne portate avanti da queste Ong devono essere opportunamente contrastate, non con metodi impositivi ma con metodi propositivi atti a smascherarle e ad evidenziare quali siano realmente i loro obbiettivi non dichiarati.

Miriam Bolaffi