Ma quanta paura fa l’Iran? L’Occidente deve reagire

I due pesi e le due misure usate dalla comunità internazionale e dalle Nazioni Unite in Libia e in Siria hanno una sola giustificazione logica: c’è molta paura della reazione che potrebbe avere Teheran se con la Siria ci si comportasse, anche solo minimamente, come con la Libia. Per questo si permette a Bashar Al-Assad di massacrare impunemente il suo popolo.

Un  “indizio” concreto della paura che l’occidente e le Nazioni Unite hanno di Teheran lo possiamo vedere con l’infinita telenovelas che vede implicato il Tribunale Internazionale per il Libano, istituito allo scopo di indagare sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafik Hariri. Ebbene, prima si aspettavano i rinvii a giudizio dei responsabili (esponenti di spicco di Hezbollah) per la fine di dicembre, data rinviata alla fine di gennaio e poi ancora alla fine di marzo. Ieri, dopo due mesi di black out, si apprende che il Tribunale Internazionale per il Libano avrebbe acquisito nuove prove per cui si rinvia il tutto a data da destinarsi. A tal proposito vale la pena di ricordare che lo scorso gennaio, quando pareva imminente l’arrivo delle conclusioni del Tribunale Internazionale che accusavano Hezbollah dell’omicidio, il gruppo terrorista palestinese fece cadere il Governo e minacciò una vera e propria guerra civile in Libano. Tutti sanno che il vero esercito libanese è Hezbollah, appoggiato e armato dalla Siria e, soprattutto, dall’Iran. Da qui l’immobilità internazionale e l’odioso silenzio sull’omicidio di Rafik Hariri.

Un altro indizio lo abbiamo visto con la decisione dell’Unione Europea, resa nota ieri,  di applicare alcune sanzioni a diversi leader siriani ma, attenzione, non al dittatore, Bashar Al-Assad. Perché questa assurda decisione? Semplice, perché applicando sanzioni anche al dittatore si rischierebbe di “indispettire” Teheran e questo l’Europa (in particolare la filo-islamica baronessa Ashton) non lo vuole. In questo caso forse c’entra poco la paura dell’Iran e quasi certamente c’entrano ragioni “tattiche” in configurazione anti-israeliana, ma la ragione di fondo di non voler indispettire gli iraniani rimane.

La paura che la comunità internazionale ha dell’Iran è paragonabile solo alla paura che in tutto il mondo si ha delle reazioni islamiche quando si critica quel credo. Obama non mostra le foto di Bin Laden perché teme la reazione islamica, le case editrici non pubblicano libri di critica verso l’Islam perché hanno paura delle reazioni islamiche, ecc. ecc. E qualcuno ancora sostiene che l’Islam sia una religione di pace così come c’è chi sostiene che l’Iran non sia pericoloso e che abbia tutto il Diritto di avere armi nucleari.

Personalmente credo che sia arrivato il momento di prendere coscienza di questi rischi e di affrontarli smettendo di fuggire con la coda tra le gambe ogni qualvolta questi infami alzano la voce. Per esempio, ieri abbiamo proposto al Governo italiano di farsi promotore di una iniziativa volta a incriminare Bashar Al-Assad alla Corte Penale Internazionale per “crimini contro l’Umanità”, ma siamo sicuri che questo non avverrà semplicemente perché Bashar (e quindi l’Iran) fa paura. Sarebbe invece il caso che questo avvenga anche per dimostrare che l’occidente non cede alle minacce.

L’Iran, con i suoi tentacoli, fa senza dubbio paura. Ha chiaramente infettato l’Iraq, l’Afghanistan, il Libano, la Siria,  la Striscia di Gaza, lo Yemen e probabilmente diversi Paesi africani con tutto quello che ne consegue. Ma la paura di Teheran non può e non deve immobilizzare le azioni occidentali, altrimenti tra pochi anni saremo tutti succubi dei ricatti (sempre più espliciti) degli Ayatollah. Anzi, credo che sia arrivato il tempo di reagire e di avere il coraggio di fare ciò che va fatto, senza esitazioni e/o debolezze. Aspettare oltre, continuare a guardare i massacri siriani e iraniani senza fare niente, a osservare inermi l’espansionismo iraniano senza pensare ad una seria azione di contenimento, finirà solo per peggiorare la situazione. Se è questo il mondo che vogliamo per noi e i nostri figli allora rimaniamo fermi, altrimenti è ora che l’occidente si svegli e che faccia ciò che deve essere fatto.

Sharon Levi

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