Pacifismo schierato: quelle imbarazzanti piazze deserte

Ricordate le manifestazioni oceaniche contro la guerra in Iraq? Ricordate le proteste di piazza e le mille iniziative contro l’operazione piombo fuso dello scorso anno? Ricordate i girotondi o le bandiera arcobaleno esposte alle finestre contro la guerra al terrorismo islamico? Che fine hanno fatto quando c’è stato da sostenere il movimento arancione dei monaci buddisti birmani che furono massacrati dalla giunta militare? Che fine hanno fatto ora che c’è da sostenere il movimento verde iraniano massacrato dal regime dittatoriale e sanguinario di Ahmadinejad e di Khamenei?

Mi si permetta di far notare questo incredibile paradosso. Il cosiddetto movimento pacifista è sceso in piazza per difendere un dittatore come Saddam Hussein che nella sua storia si è reso colpevole di indicibili massacri (anche con l’uso di armi di distruzione di massa) ma non è sceso in piazza per i monaci buddisti che pacificamente chiedevano più Diritti in Birmania e per questo furono massacrati o, nella migliore delle ipotesi, incarcerati dalla giunta militare. Che dire poi delle manifestazioni pro-Hamas (le ultime proprio in questi giorni), un movimento che per statuto si prefigge l’annientamento di un intero popolo, quello ebraico, e del silenzio totale sui massacri perpetrati in Iran su dei giovani che, sempre pacificamente, manifestano per chiedere maggiori Diritti e contro un dittatore sanguinario? A un profano sembrerebbe quasi che il cosiddetto movimento pacifista sia schierato più dalla parte dei dittatori piuttosto che dalla parte di chi subisce le dittature.

Non ho visto, per fare un altro esempio, manifestazioni per le popolazioni del Darfur, del Congo, dello Zimbabwe, per i curdi che continuano a essere uccisi e sottomessi dalla Turchia, dall’Iran e dalla Siria. Non ho visto manifestazioni per il Tibet che da anni è costretto a subire l’occupazione cinese. Dove sono le oceaniche manifestazioni dei duri e puri del pacifismo quando si tratta di attaccare un dittatore, che si chiami Ahmadinejad, Than Shwe, Al Bashir, Mugabe o Hu Jintao?

In compenso negli ultimi tempi ho visto parecchi pseudo-pacifisti arrogarsi il Diritto di mettere in dubbio il movimento verde iraniano, di cercare in tutti i modi di delegittimarlo. Li ho visti difendere i talebani, quelli che si fanno esplodere tra la loro gente, tra le donne e i bambini. Li ho visti quasi gioire (in alcuni casi apertamente) per l’uccisione di soldati italiani in Afghanistan. Li ho visti manifestare al Cairo a favore di Hamas.

Dov’erano le bandiere arcobaleno durante le centinaia di manifestazioni fatte dagli studenti iraniani in tutto il mondo, Italia compresa? Non c’erano, il cosiddetto movimento pacifista li ha lasciati manifestare da soli. Ora, se mi si permette, questa cosa non mi torna. Non mi torna quell’assordante silenzio di fronte a immani massacri e non mi tornano quelle piazze vuote che invece avrebbero dovuto essere stracolme di bandiere della pace abbinate alle bandiere iraniane, birmane, tibetane, sudanesi ecc. ecc. Sembra quasi che il cosiddetto movimento pacifista si muova solo a comando e in una unica direzione politicizzata quando invece un movimento pacifista non dovrebbe avere niente di politico ma lottare pacificamente contro ogni forma di dittatura.

E poi, quell’arrogarsi il Diritto di dire “io sono pacifista e tu no”, come se per essere pacifisti occorresse una tessera di partito o una bandiera, come se sostenere che Ahmadinejad è un dittatore, Hamas è un gruppo di terroristi che nuoce prima di tutto ai palestinesi e Al Bashir è un genocida, fosse un peccato mortale in quanto tali affermazioni prefigurerebbero la richiesta di un intervento militare. Ma chi lo dice questo? Chi lo dice che per cambiare le cose bisogna aspettare immobili e non appoggiare i movimenti dissidenti? Chi lo dice che per difendere il diritto di un popolo bisogna necessariamente sottostare ai voleri di una dittatura o di un gruppo terrorista, che siano talebani o palestinesi? A me questa logica sembra terribilmente sbagliata. Mi dispiace, ma non riesco a vedere il cosiddetto movimento pacifista, questo tipo di pacifismo, come qualcosa di assolutamente neutrale ma, al contrario, lo vedo come qualcosa di assolutamente schierato, sia politicamente che ideologicamente. Magari la mia è una sensazione sbagliata frutto della passione che metto nel mio lavoro. Ma non posso fare a meno di indignarmi nel vedere tutte quelle piazze vergognosamente vuote di fronte ai soprusi delle più feroci dittature del pianeta. Onestamente mi sembra un segnale sbagliato e fuorviante agli stessi dittatori, sembra quasi che gli si dica: noi non ci interessiamo di quello che fate, di come lo fate o di quando lo fate. L’importante è che lo facciate in silenzio.

Articolo scritto da Miriam Bolaffi

  1. Le profezie del vescovo Nosiglia.
    Leggendo l’articolo della brava giornalista del GdV Chiara Roverotto “Profezie di guerra ma Vicenza è città di pace”, salta subito all’occhio la non tanto strana, ma continua e “sinistra” coincidenza di voler perennemente descrivere la città di Vicenza come città della pace, dell’amore, della fratellanza, luogo ideale per future e continue marce della pace, senza tener conto che strani personaggi hanno spesso caratterizzato in modo negativo queste bucoliche escursioni. Tra questi, e la maggioranza dei vicentini ricorda molto bene il pacifista Turi Vaccaro, ma bellicoso quando si tratta di danneggiare un F 16 americano con un martello in una base europea, che seguendo i suoi sballati sogni di pace era riuscito a convincere una semplice, attempata, e pentolatrice signora di Caldogno a tagliare la recinzione del Dal Molin, e così facendo la poverina ed ingenua sostenitrice dei No al Dal Molin si è ritrovata sul grembiule una macchia, pardon, una denuncia non di poco conto grazie naturalmente ai consigli “disinteressati” del Turi.
    Oltre a consigli sballati di certi “pacifisti”, e a sogni premonitori di un Dal Molin trasformato in un Campus di pace, che il sindaco Variati ha ipotizzato durante il discorso di benvenuto a Palazzo Trissino ai partecipanti della Marcia Mondiale della Pace svoltasi l’8 novembre 2009, ora si aggiungono le “Profezie di…. guerra” del nostro vescovo.
    D’accordo che siamo nel periodo giusto dei tarocchi e degli oroscopi, dove per la goduria degli astrologi e maghi vari, gli allocchi hanno sempre la mamma incinta, ma profetizzare future e prossime guerre solo perché a Vicenza si sta allargando la base americana all’aeroporto Dal Molin, e che la percentuale di uomini in armi nella città di Vicenza è la più alta d’Europa…… mi sembra veramente poco serio. Profetizzare una cosa come la guerra, in questo momento dove tutto l’occidente democratico sta combattendo il terrorismo islamico, sa molto di tarocco e di poco serio, al pari della cialtroneria.
    Ma dove sono i pacifisti vicentini con la loro bandiera arcobaleno? In chiesa con il vescovo naturalmente, per poi sfilare in centro, e a farsi fotografare in piazza dei Signori per contestare gli americani, anziché protestare contro i veri soprusi e la mancanza di democrazia e libertà nel mondo. Mi riferisco all’Iran dove la democrazia è soggiogata dalla forza bruta di un Islam retrogrado e maschilista, da una politica legata unicamente ad un credo religioso jihadista che vuole opprimere tutto il mondo civile per un predominio della civiltà musulmana. Anziché marciare contro Ahmadinejad e i vari Mullah che vogliono la distruzione di Israele e dell’America, i nostri bravi pacifisti si sentono moralmente impegnati a “combattere” gli americani perché ritenuti invasori di un territorio, quello vicentino, ritenuto anche dal vescovo Nosiglia città di pace contro le profezie di guerra. Ma perché poi non protestano anche contro Hamas per il lancio di missili Grad iraniani il primo dell’anno sulla città israeliana di Netivot, e contro quegli stupidi e sinistri arabiisraeliani che gridavano: Kassam su Sderot, Katiusha su Maalot”? Forse perché sono anche loro figli di quelle mamme che sono sempre incinte?
    Paul Revere.

  2. Pingback: nosiglia

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