La prossima settimana i sei Paesi del Gulf Cooperation Council (GCC) si incontreranno a Doha, in Qatar, per discutere dei prossimi equilibri in Medio Oriente e per gettare le basi di un più ampio piano di stabilizzazione della regione che, per la prima volta nella storia, comprende anche Israele.

Se i retroscena che ci vengono riferiti sono veri (ma sono tutti da verificare) ci troveremmo di fronte a un evento storico di cui pochissimi media parlano (lo ha fatto ieri Debka file) e che è il frutto di mesi e mesi di trattative segrete tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il Presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi, il Re Saudita Abdullah e il sovrano degli Emirati Arabi Uniti Sheikh Mohammed bin Zayed, trattative che spiegherebbero anche certi comportamenti del Premier israeliano e in particolare la sua titubanza a chiudere definitivamente la questione con Hamas.

La riunione del GCC è stata preceduta da diverse riunioni preparatorie durante una delle quali alcuni Paesi del Golfo hanno deciso di riaprire le relazioni diplomatiche con il Qatar. Obbiettivo finale sarebbe quello di convincere l’Emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, a smettere di sostenere finanziariamente la Fratellanza Musulmana e tutti i gruppi terroristici ad essa collegati, a partire da Hamas fino a quelli che operano in Libia, Tunisia, Giordania e Libano. Il fatto nuovo e sotto certi aspetti rivoluzionario, sarebbe proprio il fatto che dopo quasi 70 anni i Paesi arabi del Golfo riconoscano Israele come parte importante delle strategie politiche in Medio Oriente. Non sarebbe un riconoscimento vero e proprio ma ci va molto vicino.

Come detto siamo nell’ordine delle congetture, ma pensandoci un attimo in maniera realistica la cosa spiegherebbe parecchie cose della strategia di Netanyahu, per una volta una strategia a lungo termine e non dettata dalle esigenze del momento. Isolare, anche finanziariamente, la Fratellanza Musulmana vorrebbe dire isolare definitivamente Hamas senza sparare un colpo, vorrebbe dire togliere il sostegno in armi e soldi a diverse organizzazioni terroristiche che operano in Medio Oriente.

Debka File riporta anche di una richiesta che a me francamente suona un po’ assurda, quella cioè di convincere l’emiro del Qatar a chiudere addirittura Al-Jazeera, ma onestamente credo che si tratti di una esagerazione giornalistica. Credo invece che effettivamente ci siano stati mesi e mesi di trattative segrete tra Netanyahu e i leader arabi. Si spiegherebbe per esempio l’estrema durezza egiziana, supportata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, contro Hamas. Di fatto l’Egitto ha chiuso ermeticamente la Striscia di Gaza in maniera dieci volte più dura di come abbia mai fatto Israele e nessuno ha fiatato. Lo stesso Al-Sisi in visita in Italia ha messo come priorità la sicurezza di Israele. Non lo avrebbe mai fatto senza il consenso dei paesi del Golfo.

Come dice quel detto, chi vivrà vedrà, ma onestamente mi sembra molto verosimile che i Paesi del Golfo abbiano finalmente inquadrato i loro veri nemici, cioè la Fratellanza Musulmana (collegata certamente anche allo Stato Islamico) e soprattutto l’Iran. Se riuscissero nell’impresa di tagliere fuori i Fratelli Musulmani si potrebbero concentrare finalmente sul pericolo più grande per la regione, il nucleare iraniano. E secondo me ci potrebbero pure riuscire a convincere il Qatar a chiudere i rubinetti alla Fratellanza Musulmana anche se poi rimarrebbe un ostacolo non da poco che si chiama Turchia. Ma anche in questo caso si vedrà. Un passo alla volta.