Mano a mano che ci si avvicina alla data delle elezioni amministrative e presidenziali previste per il prossimo aprile e, soprattutto, man mano che ci si avvicina al gennaio 2011, data prevista per il referendum che dovrà sancire la secessione del Sudan Meridionale da Khartoum, la tensione sotterranea (ma non troppo) tra il Governo centrale e quello di Juba continua ad aumentare.

E’ di pochi giorni fa l’allarme lanciato dal “Small arms survey”, un progetto di ricerca sul mercato delle armi che fa capo a un centro studi di Ginevra, secondo cui in Sud Sudan ci sarebbe stato negli ultimi mesi un notevole incremento dell’afflusso di armi di piccolo e grosso calibro, soprattutto fucili automatici, lanciarazzi RPG, carri armati, veicoli blindati per il trasporto truppe, pezzi di artiglieria, lanciarazzi multipli di tipo katiusha ecc. ecc.

Secondo quanto riferito dai ricercatori del “Small arms survey” alcune immagini satellitari riprenderebbero diverse navi-cargo ucraine scaricare le armi nel porto di Mombasa, in Kenya. Stando a quanto scritto sui documenti di viaggio quelle armi sarebbero destinate al governo keniota. Tuttavia ci sono prove che il Kenya ha trasferito quelle armi nel Sud Sudan in aperta violazione dell’accordo di pace tra Nord e Sud Sudan firmato a Nairobi nel 2005.

Ma se il Sud Sudan prende la strada del riarmo in previsione delle prevedibili difficoltà legate al referendum per la secessione, il governo centrale di Khartoum non resta certo a guardare. Tonnellate e tonnellate di armi e pezzi di ricambio arrivano infatti in Sudan sia dall’Eritrea che dall’Iran, armi prevalentemente di produzione nord coreana. Va ricordato che il Sudan è sottoposto a embargo totale sulle armi e sui pezzi di ricambio degli aerei militari nonché sulle tecnologie legate al settore militare, embargo sistematicamente violato da Teheran e da Asmara.

Il quadro che esce da questa situazione è chiaramente ricollegabile a preparativi di guerra, sia dal lato sud-sudanese che da quello del Governo centrale. La cosa non può non preoccupare. I segnali di un deterioramento dei rapporti tra Khartoum e Juba sono tanti e negli ultimi mesi si sono ulteriormente accentuati. Ora questo massiccio afflusso di armi non fa altro che rendere la situazione ancora più esplosiva. Da diversi mesi Secondo Protocollo lancia l’allarme sulla possibile ripresa della guerra tra Nord e Sud Sudan, una guerra che potrebbe letteralmente far esplodere tutta la regione dei Grandi Laghi e che per questo va evitata a tutti i costi. Come sempre, purtroppo, le Nazioni Unite sono letteralmente latitanti e nessuno fa niente per prevenire questo che ormai è un vero e proprio conflitto annunciato.

Secondo Protocollo