Terrorismo islamico e immigrazione: allarme in Italia, ma la ricetta è sbagliata
Il terrorismo islamico minaccia l’Italia e l’Europa tutta. Non è certo una novità ma a preoccupare gli analisti è il terrorismo islamico in franchising, quella forma di terrorismo implementata da singoli individui, cioè dai cosiddetti “lupi solitari”, un pericolo che aumenta esponenzialmente con l’immigrazione dai Paesi islamici.

Come detto preoccupano in particolare i “lupi solitari” quelle persone cioè legate all’ideologia Jihadista di Al Qaeda o di altre organizzazioni minori che però non appartengono realmente a queste organizzazioni, i quali per vari motivi vedono montare l’odio verso l’occidente e i suoi valori. Tra i motivi che destano più preoccupazione è proprio la situazione in cui certi personaggi si vengono a trovare dopo essere immigrati in Italia e dopo che non trovano quello che si aspettavano di trovare. Secondo il capo della polizia, Alessandro Pansa, «in Europa e in Italia non accogliamo bene gli immigrati e ciò rischia di alimentare il fondamentalismo e l’odio nei nostri confronti». Della stessa idea sono il sottosegretario con delega ai servizi, Marco Minniti, e il membro del Copasir, Rosa Calipari.
Ora, qualcuno però dovrebbe spiegarmi cosa dobbiamo fare per evitare o quantomeno limitare questo rischio. A sentire cosa dicono questi “esperti” dovremmo accogliere a braccia aperte gli immigrati di fede islamica, li dovremmo accontentare nelle loro richieste, dovremmo fare cioè tutto quello che dicono loro perché in caso contrario potrebbero arrabbiarsi e magari farsi esplodere da qualche parte. Francamente non mi sembra la soluzione del problema. Certo, il fattore umano e l’accoglienza dignitosa verso tutti (non solo quindi verso gli islamici) è un dovere morale sia dell’Italia che dell’Europa, ma il tutto va riportato entro i limiti della nostra cultura e non allargato alla cultura islamica perché altrimenti loro si arrabbiano.
In Italia e in Europa si deve prendere coscienza che mentre per noi la religione appartiene alla dimensione spirituale di ogni singolo individuo ed è quindi soggettiva, per un musulmano l’Islam rappresenta tutto l’insieme della vita e quindi le sue norme comprendono elementi di diritto civile, di diritto penale e persino di quello che noi chiamiamo diritto costituzionale che spesso non coincidono con le nostre. Noi non possiamo cambiare le nostre norme o adattarle alle loro per la paura di reazioni violente. Questa è una guerra che prima di essere combattuta sul campo va combattuta in punta di Diritto e noi sul Diritto non possiamo cedere.
E allora la ricetta proposta dagli “esperti antiterrorismo” non solo è sbagliata ma diventa addirittura un cedimento di fronte al terrorismo islamico, un cedimento che certo non possiamo permetterci se vogliamo mantenere quella libertà per cui hanno combattuto i nostri nonni.
