Premetto subito, a scanso di equivoci, che sono molto soddisfatto che la risoluzione palestinese non sia passata all’Onu grazie al voto contrario di USA e Australia e alla astensione di Regno Unito, Lituania, Nigeria, Corea e Ruanda. Ma la cosa mi puzza parecchio.

Prima di tutto, perché votare il 30 dicembre con la quasi certezza che non si sarebbe raggiunto il numero necessario per l’approvazione della risoluzione (nove voti) quando a partire dal primo gennaio grazie alla rotazione dei membri non permanenti si sarebbe raggiunto facilmente quel numero? Questa domanda mi assilla.

Poi, se inizialmente si poteva pensare che il voto all’Onu richiesto da Abu Mazen e presentato attraverso la Giordania potesse avere un enorme ritorno mediatico per il Presidente della ANP è chiaro che la fretta imposta al voto ha generato un effetto esattamente contrario. Possibile che una vecchia volpe come Abu Mazen queste cose non le abbia messe in conto?

Ho quella strana impressione del tranello, quella che da un lato ti lascia soddisfatto ma che dall’altro ti fa sentire uno strano formicolio che ti dice che quella soddisfazione che provi è solo una cosa estemporanea.

Così ho ripensato a chi sia veramente Abu Mazen e a come abbia condotto la politica palestinese in questi lunghi anni in cui è stato il padrone assoluto della Palestina. E se mi metto un attimo a riflettere su questo mi accorgo che Abu Mazen in questi anni ha fatto di tutto per non creare uno Stato palestinese, si è inventato di tutto e di più per non raggiungere quell’obbiettivo. Perché adesso tutta questa fretta?

Non vorrei che avesse ragione quel mio amico israeliano che diversi anni fa mi disse: «vedi Franco, la Palestina è solo un mezzo, l’obbiettivo vero dei palestinesi è uno Stato binazionale, lo è sempre stato».

Pensiamoci un attimo: la ANP ha perso da diversi anni Gaza e di certo non è nelle condizioni di poterla riprendere senza un bagno di sangue. Anzi, rischia seriamente di perdere il controllo anche della Cisgiordania. Per la ANP è meglio stare sotto l’ombrello protettivo di Israele o andare a finire sotto le grinfie di Hamas? Ecco, Abu Mazen potrebbe aver fatto un ragionamento del genere e con questa mossa all’Onu spingere non, come si crede, per uno Stato palestinese ma per una assimilazione israeliana. Lo Stato binazionale paventato da quel mio amico. Vista l’impossibilità di creare uno Stato palestinese l’unica alternativa è quella che Israele si faccia carico anche della West Bank.

Fantapolitica? Forse, ma non ne sarei certo visto anche alcune dichiarazioni di una parte della sinistra israeliana che vanno proprio in quel senso. E poi la teoria dello Stato binazionale è fortemente sostenuta anche in campo filo-pal oltre che dalla sinistra israeliana.

E Gaza? Beh, Gaza è persa da un po’, uno Stato a se stante governato da Hamas. Su Gaza bisognerebbe guardare con attenzione alle mosse che sta facendo l’Egitto per capire bene il suo prossimo destino, ma qui andiamo davvero oltre e rischiamo di sconfinare nella fantapolica che però spesso in Medio Oriente è più realista della realpolitik.

Insomma, a me questa cosa della risoluzione Onu sulla Palestina puzza parecchio di inganno. Ho come l’impressione che Abu Mazen abbia voluto certificare l’impossibilità di creare uno Stato palestinese e che punti apertamente ad uno Stato binazionale. Vedremo nei prossimi giorni perché, se ho ragione, Abu Mazen dovrà ben presto scoprire le proprie carte.