I palestinesi sono vittime dei palestinesi. Spiegatelo bene

Articoli e “reportage” dalla Palestina volti solo a romanzare una situazione dove c’è poco da romanzare e che non raccontano mai perché i palestinesi sono tenuti deliberatamente sulla soglia della disperazione
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È seccante leggere articoli o “reportage” sulla Palestina pieni non solo di balle e luoghi comuni, ma che sembrano scritti con l’unico intento di descrivere in maniera fuorviante, per chi conosce poco la situazione, una realtà del tutto fantasiosa rispetto alla realtà vera.

Leggendo per esempio un “reportage” dalla cosiddetta Palestina scritto da tale Elena Colonna per TPI ci si può imbattere in citazione di questo tipo: «Un paio di militari possono chiudere il checkpoint bloccando 30mila palestinesi nella città e separandoli dal resto del mondo». Mi piacerebbe saper quando è come è successo.

La cosiddetta “fonte” della cosiddetta “giornalista” sarebbe niente po’ po’ di meno che Jawad Zawahra, personaggio molto portato a romanzare i fatti e a enfatizzare la cosiddetta “resistenza” palestinese, specie se trova giornalisti pronti come cavedani ad abboccare alle belle lenze che questi personaggi sanno confezionare (chiedo scusa ai cavedani e ai pescatori che sanno quanto invece possano essere furbi questi pesci).

«a Gerusalemme, edifici moderni e negozi occidentali, a Betlemme, strade affollate di bambini che chiedono l’elemosina»

La cosiddetta “giornalista” esordisce facendo un paragone tra Gerusalemme e Betlemme. Scrive; «a Gerusalemme, edifici moderni e negozi occidentali, a Betlemme, strade affollate di bambini che chiedono l’elemosina».

Quello che la CD “giornalista” sottintende, sin dal primo capoverso, è che questa differenza tra le due situazioni sia da addebitare a Israele, dove per altro più del 20% della popolazione è arabo/palestinese ed è rappresentata in Parlamento.

Ora, potete leggere centinaia di questi “reportage” dalla Palestina o da Gaza, gira e rigira raccontano tutti le stesse cose, ma in nessuno di questi articoli troverete una condanna verso la ANP, cioè l’Autorità Nazionale Palestinese o verso Hamas che occupa la Striscia di Gaza.

Non troverete un solo reportage sulle centinaia di milioni di euro elargiti in donazioni da tutto il mondo per lo sviluppo della Palestina, spariti letteralmente nel nulla.

Non troverete un solo articolo che faccia una semplice domanda a Fatah o ad Hamas sul perché non sia ancora nata la Palestina (qui troverete alcune risposte) o sul perché nei loro statuti vi sia come punto fondante la distruzione di Israele.

Non troverete un solo articolo di un giornalista qualsiasi che afferma di sostenere i palestinesi che invece di attaccare Israele attacca chi tiene deliberatamente in situazione di povertà un intero popolo, cioè la ANP, Fatah e Hamas. Perché un popolo disperato e affamato è più facile da “indirizzare”.

Nell’articolo di TPI si citano gli accordi di Oslo. Giusto farlo, poco corretto attribuire a Gerusalemme il loro fallimento perché vorrei ricordare alla “giornalista” che a far fallire quell’accordo è stato il comportamento palestinese unicamente mirato a mantenere lo status di vittima piuttosto che a pensare a come costruire una nazione.

E non si possono citare gli accordi di Oslo solo quando ci fa comodo evitando per esempio di citare il mutuo riconoscimento, mai avvenuto da parte palestinese che anzi, porta avanti un fortissima campagna di odio verso gli ebrei sin dalle scuole primarie.

I palestinesi sono vittime dei palestinesi, non degli israeliani. Sono vittime del terrorismo di Hamas, della Autorità Palestinese che premia i martiri con un vitalizio alle famiglie e che spinge i più disperati a diventare “shaid” per disperazione e non per convinzione. Sono vittime di tutti coloro che hanno interesse a non creare uno stato palestinese e che magari puntano uno stato unico.

Volete veramente bene ai palestinesi e sognate una Palestina libera ed indipendente? Bene, cominciate con convincerli che si devono liberare di Hamas, Fatah e di questa dirigenza della Autorità Palestinese. Si devono liberare delle sirene iraniane, della Jihad Islamica e dei nuovi gruppi terroristici, perché è vero che i morti palestinesi sono aumentati da quando è salito al potere Netanyahu, ma è altrettanto vero che nel frattempo sono aumentati gli attacchi terroristici e in Giudea e Samaria è nato un nuovo importante gruppo terrorista.