Nakba day: attentato a Tel Aviv ma nessuno ne parla. Ora si teme il peggio

Ieri i giornali di tutto il mondo hanno dato ampio risalto alla reazione dell’esercito israeliano al tentativo di centinaia di palestinesi di infiltrarsi in Israele, reazione che ha provocato una ventina di vittime e diversi feriti. Ma nessuno ha dato la notizia dell’attentato terroristico avvenuto ieri a Tel Aviv dove ha perso la vita un giovano ragazzo israeliano e nel quale si sono registrati 17 feriti di cui alcuni gravi.

La vittima si chiamava Aviv Morag, 29 anni, ed è stato falciato insieme ad altre decine di persone da un arabo israeliano che con il suo mezzo si è gettato contro un gruppo di pedoni al grido di “Allah Akhbar” con la chiara intenzione di provocare una strage. L’uomo, arrestato dalla polizia, ha prima fornito una versione basata sul fatto accidentale, poi schiacciato dalle testimonianze le quali hanno riferito che l’uomo a bordo del suo camion aveva bruciato volontariamente diversi semafori, tamponato diverse macchine e poi si era gettato volontariamente sul gruppo di pedoni, ha dovuto cedere all’evidenza ammettendo la sua intenzione stragista e permettendo alla polizia di arrestare un suo complice che era già pronto a compiere un atto simile. I due volevano commemorare il giorno della cosiddetta Nakba provocando una strage di israeliani.

Questo episodio deve far riflettere sulla situazione che si sta vivendo in questi giorni in Israele, una situazione che vede lo Stato Ebraico contrastare i ripetuti tentativi da parte araba di infiltrarsi in territorio israeliano al fine di commettere atti di terrorismo. Non solo ci si deve guardare dalle minacce esterne ma anche da quelle interne portate avanti da alcuni arabi con cittadinanza israeliana. Di questo fatto però nessuno ne parla.

Intanto l’esercito israeliano ha innalzato ai massimi livelli l’allerta attentati per i prossimi giorni. Oggi sono previste manifestazioni arabe lungo il confine con la Siria, la Giordania, il Libano e la Striscia di Gaza, manifestazioni dove si prevede una affluenza di migliaia di persone. I confini con la Cisgiordania sono chiusi fino a nuovo ordine. In settimana, secondo fonti di intelligence, è prevista una manifestazione organizzata da Hamas che cercherà di raggiungere il Negev. Dall’Iran e dalla Siria arrivano inviti alla terza intifada e si teme che i più esagitati seguiranno il consiglio, magari con il prezioso aiuto di qualche infiltrato. La polizia ha reso noto questa mattina di aver arrestato un pericoloso siriano che ieri era riuscito a infiltrarsi in Israele. L’uomo era a Gerusalemme Est in compagnia di un palestinese e aveva addosso una importante somma di denaro che si teme potesse servire per finanziare atti di terrorismo in Israele.

Inutile negare che la preoccupazione per eventuali atti di terrorismo in Israele è molto elevata. Ad aggravare la situazione ci sono elementi esterni che soffiano sul fuoco e usano i palestinesi come carne da macello allo scopo di avere le basi per attaccare strumentalmente Israele, cosa già successa ieri quando l’IDF ha reagito agli attacchi e ai ripetuti tentativi di violare la sovranità israeliana.

Sharon Levi

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  1. Quello che emerge, ancora una volta, è il principio del non riconoscimento, del non diritto di esistenza dello Stato d’Israele.
    Attaccare sia all’inteno con gli attentati che all’esterno, cercare di far sentire insicuro Israele, è questa la solita tattica e magari attaccare in simultanea.
    Per quanto riguarda ciò che è successo ai confini credo che gli organizzatori, i manipolatori della manifestazione, sapevano perfettamente che mandare i manifestanti verso il confine per cercare di andare oltre avrebbe per forza di cose creato caos. Loro sanno che sia il Libano che la Siria che Gaza sono in uno stato di guerra con Israele. Sono stati degli irresponsabili. Ci vedo la mano di qualche consigliere che risiede a Damasco per far capire che le venitilate sanzioni su Assad non si devono fare,- con buona pace per la sovranità libanesee la richiesta di riforme in Siria- oltre gli interessi dei vari Hamas e company.

  2. Quello che emerge, ancora una volta, è il principio del non riconoscimento, del non diritto di esistenza dello Stato d’Israele.
    Attaccare sia all’inteno con gli attentati che all’esterno, cercare di far sentire insicuro Israele, è questa la solita tattica e magari attaccare in simultanea.
    Per quanto riguarda ciò che è successo ai confini credo che gli organizzatori, i manipolatori della manifestazione, sapevano perfettamente che mandare i manifestanti verso il confine per cercare di andare oltre avrebbe per forza di cose creato caos. Loro sanno che sia il Libano che la Siria che Gaza sono in uno stato di guerra con Israele. Sono stati degli irresponsabili. Ci vedo la mano di qualche consigliere che risiede a Damasco per far capire che, tra l’altro, le ventilate sanzioni su Assad non si devono fare,- con buona pace per la sovranità libanesee la richiesta di riforme in Siria- oltre gli interessi dei vari Hamas e company.

  3. quello di mandare (spingere) deliberatamente i palestiesi a cercare di forzare le frontiere israeliane è stato un atto scriminale studiato a tavolino dove ancora una volta ai palestinesi è toccato fare la parte della carne da macello per gli interessi arabi

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