Senza categoria

Report: il piano turco-iraniano contro Israele

Inutile girarci intorno, la Turchia ha manifestato più che apertamente il suo appoggio al terrorismo islamico e all’estremismo siro-iraniano. Il riconoscimento di Hamas come una “forza resistente” da parte di Erdogan è solo la conferma che dietro alla missione Freedom Flotilla c’era Ankara e che l’obbiettivo era provocare un incidente.

Ma non finisce qui. Fonti di intelligence israeliana riferiscono di un piano molto più complesso ideato da Erdogan e Ahmadinejad che avrebbe preso il via i giorni scorsi e che vedrà gli sviluppi nelle prossime settimane, un piano studiato a Teheran che nelle intenzioni degli Ayatollah dovrà spostare l’attenzione su Israele quando, a partire dal 13 giugno, sono previste in Iran imponenti manifestazioni di protesta in occasione dell’anniversario del colpo di stato che lo scorso anno portò al potere il boia di Teheran e che, nelle successive manifestazioni, costò la vita o, nella migliore delle ipotesi, il carcere duro a tanti giovani iraniani.

Ma andiamo con ordine. Secondo fonti di intelligence israeliane nei giorni scorsi la Turchia avrebbe spostato un certo numero di soldati nell’isola di Cipro con lo scopo di formare un primo contingente di pronto intervento nel caso la situazione con Israele dovesse precipitare. E le condizioni affinché i fatti precipitino ci sono tutte. Infatti, secondo le stesse fonti, il governo islamico turco avrebbe stanziato centinaia di milioni di dollari a favore della famigerata Ong IHH per l’acquisto di diverse navi da adibire ad una nuova flotilla per forzare il blocco israeliano su Gaza. Si parla di oltre 10 navi che dovranno essere scortate dalla flotta militare turca e non si esclude che lo stesso Erdogan voglia salire a bordo di una di queste navi.

Il piano è stato ideato ed esposto nei minimi dettagli a Teheran da Hakan Fidan, nuovo capo del MIT ( Milli İstihbarat Teşkilatı – National Intelligence Organization) il servizio segreto turco, in collaborazione con il Governatore di Istanbul, Muammer Guler, nominato in questi giorni da Erdogan a capo del Dipartimento per l’ordine pubblico e la sicurezza. L’obbiettivo è duplice:

1– forzare il blocco su Gaza e mettere in difficoltà il Governo israeliano arrivando, se necessario, a provocare uno scontro armato

2 – spostare l’attenzione dei media mondiali su Israele mentre in Iran le manifestazioni di protesta verranno come sempre represse nel sangue.

In questo contesto è arrivata ieri la notizia, ripresa anche dalla Reuters, secondo cui il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Khamenei, ha offerto un scorta armata formata da battelli e mezzi da guerra delle Guardie della Rivoluzione agli attivisti filo-Hamas della IHH e a tutti coloro che vogliono rompere il blocco israeliano su Gaza. Una vera e propria dichiarazione di guerra a Israele.

E’ ormai più che evidente che il massiccio attacco mediatico contro Israele si sta trasformando in un vero e proprio attacco militare contro l’unica democrazia in Medio Oriente e non nascondiamo che questo ci preoccupa molto. Ci risulta francamente difficile comprendere come la NATO, di cui la Turchia purtroppo fa parte, e le altre potenze mondiali (Europa in testa) se ne stiano alla finestra a vedere il precipitare degli eventi. Per questo motivo chiediamo un immediato interessamento del Governo Italiano da effettuarsi attraverso il Ministero degli Affari Esteri, affinché venga aperta al più presto una procedura di indagine nei confronti della Turchia, richiesta per altro già da noi inviata all’Unione Europea la settimana scorsa. E’ necessario che il nostro Paese si renda protagonista di un intervento diplomatico deciso presso l’ONU, l’Unione Europea e presso la Lega Araba (con la quale è in buoni rapporti), atto a scongiurare quella che ormai sembra una sempre più inevitabile guerra tra Israele da una parte e Turchia, Iran e Siria (e quindi Libano), dall’altra.

Sharon Levi